Ustica, ritrovata anfora “Spatheion” nel fondale del porto

Il ritrovamento di un'anfora "Spatheion" permetterà all'isola di Ustica di arricchire i suoi preziosi itinerari archeologici

Anfora

Il nucleo subacqueo della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana ha ritrovato un’anforaSpatheion” nel fondale del porto dell’isola di Ustica. Il recupero è stato possibile grazie ad Alessandro Gallo, il quale è riuscito ad individuarla durante un’immersione. L’anfora risale al IV-V secolo d.C. e si trovava su un fondale di sabbia misto a roccia e parzialmente sepolta. Grazie alla prontezza del subacqueo nell’avvertire la SopMare, l’oggetto è stato recuperato con relativa semplicità onde evitare che quest’ultimo venisse trafugato.

All’intervento di recupero, effettuato dai subacquei della Soprintendenza Salvo Emma e Aurelio Vaccaro, hanno assistito i giovani dell’Asinara Camp, un progetto di formazione e sensibilizzazione verso il mare e i suoi molteplici aspetti. Il Marenostrumdiving di Ustica ha messo a disposizione i mezzi nautici e l’assistenza in acqua. Altrettanto supporto è arrivato dalla Capitaneria di Porto del comandante Aldo Spagnolo e dall’Area Marina Protetta di Ustica diretta da Davide Bruno. A lui è stato consegnato in affidamento temporaneo il reperto.

Un’ulteriore testimonianza del passato viene restituita all’isola di Ustica – dichiara il Soprintendente del Mare Ferdinando Maurici – andando ad arricchire le tracce lasciate in questo luogo dalle popolazioni antiche. Il reperto, dopo i primi necessari interventi, sarà esposto in una delle sedi istituzionali dell’Isola, per la pubblica fruizione. Contatterò il Direttore del Parco archeologico di Himera, Mimmo Targia, da cui dipende il museo archeologico di Ustica per concordare l’esposizione dell’anfora all’interno del Museo archeologico di Ustica. Siamo particolarmente orgogliosi, inoltre, – ha evidenziato il direttore Maurici – di avere contribuito all’esperienza dei ragazzi dell’”Asinara Camp” che hanno vissuto l’esperienza molto singolare dell’individuazione e del recupero di un bene archeologico sommerso. Un’esperienza che, sono certo, porteranno con loro tutta la vita imparando a rispettare ancora di più il mare e la cultura legata ad esso”.

 


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