Ti ho fatto le corna ma ti compro un bracciale: campagna sessista a Milazzo?

Una campagna di marketing che ha diviso molti a Milazzo. Ma sulle accuse di sessismo mosse da una pagina Facebook fa riflettere il silenzio della sinistra

Stefano chiede perdono a Giulia su un enorme manifesto rosa. Per giorni Milazzo si interroga sul gesto del fidanzato/marito. Cosa mai avrà fatto? Certo si evince la gravità della situazione. Il gesto disperato di un uomo che con molta probabilità, avrà tradito la sua compagna.

Per gli addetti ai lavori era chiaro si trattasse di una campagna di guerrilla marketing. Meno chiaro il committente. Ma quando viene svelato, dopo giorni di articoli costruiti ad hoc di cui ci siamo riservati bene di trattare, resta una riflessione da fare. Dopo le prime risate qualcuno in effetti è andato oltre. Ne è nata anche una pagina social “Io sto con Giulia” per la sensibilizzazione sulle campagne social.

Si tratta dell’ennesima trovata femminista? A nostro avviso no. Chi scrive è dall’altra parte della barricata sul tema e però oltre la trovata pubblicitaria, apparentemente riuscita, vi è una riflessione da fare sulla natura semiotica del messaggio. Cosa si sta dicendo ai più giovani? Che si può far un torto alla donna che si ama, tanto con un gioiello si otterrà il perdono?

No, non è un messaggio scritto negli anni 50′ ma nel 2020. Una donna che si ama si dovrebbe riempire di attenzioni e di gesti superiori all’oggetto materiale, a maggior ragione dinanzi a un errore grave. Il rispetto e l’amore della propria donna si possono quindi comprare? Lo studio Hubner che ha organizzato la campagna non è nuovo a trovate simil-sessiste. Con il Bukowski gli slogan tipo “ti arriva il pacco, quanto è bello il nostro pacco” è un’altra campagna trash borderline che apre gli spiragli per uno stile spesso grottesco e poco rispettoso del genus e dell’eleganza. Ma queste sono etichette che la “Milazzo da bere” ha abbandonato da tempo. Quello che stupisce è il silenzio della sinistra milazzese.

La stessa sinistra che in campagna elettorale parlava di parità di genere, di sindaca e di assessora. Una sinistra che mostra i muscoli solo agli appuntamenti della Lega ma che è impantanata nel formulare una contro-proposta culturale che si possa definire tale. In molti tra loro hanno addirittura condiviso l’ironia della campagna. L’elogio del capitalismo, visto dagli pseudo-comunisti mamertini. Un paradosso tutto milazzese. E se un giornale liberal-conservatore è l’unico a “salvare” le donne di Milazzo, una domanda dobbiamo farcela. Che fine ha fatto la sinistra milazzese?


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