Quando il Castello di Milazzo diventò set cinematografico

Le terrazze del Mastio ed il vicino fortino dei Castriciani ospitarono un cast di tutto rispetto

Joseph Cotten nella scena della portantina girata al Fortino dei Castriciani

Dei due episodi girati a Milazzo nel 1976 dal regista Enzo Muzii è indubbiamente quello più cruento. Intitolato Gli Antenati, è ambientato a Mazara del Vallo nel 1556 e prenderebbe le mosse da documentazione custodita presso l’Archivio di Stato di Palermo. In verità di Mazara c’è ben poco. Il primo episodio dello sceneggiato televisivo RAI intitolato Alle origini della mafia, infatti, fu girato perlopiù tra la Tonnara di Scopello ed il Castello di Milazzo (“il forte”).

L’attore statunitense Lee J. Cobb, due candidature all’Oscar, reduce dal successo de L’esorcista, interpreta il ruolo di Bartolomeo Gramignano, monopolista di mulini che spadroneggia a Mazara, tanto da attirare un’ispezione che la corte di Madrid affida a Joseph Cotten, attore anch’egli statunitense che vanta all’attivo film diretti da mostri sacri come Orson Welles ed Alfred Hitchcock e ruoli a fianco di star del calibro di Marilyn Monroe ed Ingrid Bergman.

Tuttavia, malgrado le buone intenzioni (almeno inizialmente) dell’inviato del re di Spagna-Joseph Cotten, non si riesce a scalfire il muro di omertà, complice anche la connivenza del capitano del presidio spagnolo del forte (Renato Salvatori). A completare il cast Edward Albert, che in quello stesso anno gira la Battaglia di Midway e che qui interpreta il ruolo dello sfortunato ma onesto Sebastian, ed ancora Claudio Volonté (fratello del più noto Gian Maria) e Franco Garofalo, i due figli delinquenti di Gramignano.

Ad ospitare il set milazzese sono soprattutto le terrazze del Mastio. In verità una prima scena viene girata nei terrazzamenti di Ponente, sotto il Torrione Normanno: il capitano spagnolo-Salvatori raccomanda ai Gramignano, padre e figli, di rigare dritto durante la permanenza dell’inviato del re. Una raccomandazione che rimarrà lettera morta. Cotten comprenderà ben presto sulla propria pelle quanto sia arduo smantellare quel muro di omertà e connivenze. Sulla terrazza del Mastio apprenderà dal capitano-Salvatori il gran rifiuto di Bartolomeo Gramignano: non sarà lui a recarsi al forte, dove l’inviato del re lo aveva convocato, ma sarà piuttosto quest’ultimo ad essere “ospitato” in casa Gramignano. È l’inizio di una serie di rappresaglie che culminano col blocco dei rifornimenti – disposto dai Gramignano – al naviglio destinato a riportare in Spagna Cotten, che rimane di fatto imprigionato nel Castello di Milazzo (Mazara nella finzione scenica), alla sommità del quale, sul salone del camino, si gira una delle scene più riuscite di questo primo episodio, coi dialoghi tra Salvatori e Cotten, entrambi attorniati dai militari spagnoli addetti alle artiglierie. Tra questi, una delle tante comparse milazzesi, il diacono Antonino Catanzaro.

Furono proprio tanti i giovani milazzesi ad essere ingaggiati: Stefano Puglisi, Santino Napoli, il compianto Rino Castellano, che ebbe l’onore di un primo piano e recitò persino una battuta durante l’interrogatorio dell’inviato del re, ed ancora l’arch. Salvo Currò, il quale, in un’altra sequenza girata nel sottostante Fortino dei Castriciani, così ricorda la “scena della portantina”: «fu girata un’infinità di volte, io vendevo pesci in una bancarella del finto mercato allestito dalla troupe proprio nella piazzetta Castriciani e me la ridevo di gusto vedendo faticare non poco Gianni Minasi ed altri tre amici, in seria difficoltà nel trasportare quella portantina pesantissima con a bordo quell’omone di Cotten, oltre 1 metro e 90 di altezza». La “disavventura” è confermata dallo stesso Gianni Minasi: «lo sforzo ci faceva digrignare i denti ed il regista (o chi per lui) brontolava, intimandoci di non ridere».

La scena del mercato fu poi tagliata dalla produzione. Della stessa rimane traccia in una fotografia-ricordo che l’arch. Currò conserva gelosamente. Vi si scorgono le bancarelle del mercato: «dietro, sulla sinistra, s’intravede la portantina che trasportava Cotten. Sulla sinistra si vede pure il regista. Dietro di me, accanto alla ragazza coi capelli lunghi, il mitico Renato Salvatori». I ricordi dell’architetto si accavallano piacevolmente: «gli interni del Duomo antico, allora in condizioni pietose, fungevano da camerino per attori e comparse. Un giorno Cotten si cambiò proprio accanto a me. Aveva un bellissimo paio di scarpe, sicuramente costosissime. Le lasciò come tutti dentro al vecchio Duomo, ma sparirono prima che si finisse di girare le scene: ci fu un trambusto enorme, anche perché non si trovavano. Dopo qualche ora saltarono fuori, ma dubito che fossero le stesse».

L’intero episodio è visionabile su youtube al link https://www.youtube.com/watch?v=–fcv9y_UYk


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo