Pantelleria torna a respirare dopo due settimane di agonia

Sono da poco arrivate le derrate alimentari necessarie al sostentamento dell'isola dei panteschi. La comunità di Pantelleria può finalmente tornare a vivere.

Pantelleria

L’isola del Passito risorge dopo 13 giorni di agonia. Per cause di forza maggiore, i due traghetti “Paolo Veronese” e “Lampedusa” non erano riusciti a rifornire Pantelleria durante questo periodo. Nell’isola sono mancate anche le derrate alimentari. Difatti non vi erano più patate, carne e uova. È mancata anche la farina per i fornai. Sono rimasti fermi anche tutti i prodotti che rendono Pantelleria famosa in tutto il mondo: il passito, il moscato e i capperi. Ciò ha portato gravi danni alle aziende pantesche, tagliando di netto le entrate derivanti dall’export in tutto il mondo in un periodo già di per sé parecchio complicato.

Ma nella giornata di ieri, quasi come se si trattasse di un’apparizione, il “Paolo Veronese” della Siremar è comparso di fronte al molo di Pantelleria con un vasto carico di derrate alimentari. In altri tempi, si sarebbe urlato al miracolo. Il comandante del traghetto ha sfruttato una “finestra” di mare calmo nel Canale di Sicilia per raggiungere l’isola ridotta allo stremo. Il “Paolo Veronese” è partito alle 6:14 del mattino da Trapani, fuori dal suo orario usuale, per permettere all’isola di Pantelleria di poter risorgere dopo due settimane infernali.

Il “Lampedusa” è attraccato poco dopo l’arrivo dell’altro traghetto. Solitamente esso trasporta merci pericolose come il gasolio, le bombole di ossigeno per ospedali e farmacie e altri importanti rifornimenti. Grazie all’arrivo dei camion dalla Sicilia, anche l’esportazione è tornata a respirare. Nella giornata di ieri numerosi pacchi da consegnare ovunque sono stati caricati sui traghetti. Il passito, i capperi e il moscato sono nuovamente salpati verso le tavole imbandite di tutto il globo. Pantelleria è appena uscita da un tunnel oscuro nel quale era rimasta – annaspando – per 13 giorni.


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