Non uccidete un’altra volta padre Pino Puglisi

Il sacrificio di padre Pino Puglisi sembra essere stato invano. La giunta Orlando ha eclissato il progetto dell'asilo nido tanto voluto dal martire

Pino Puglisi

La giunta Orlando eclissa l’asilo nido Pino Puglisi

Brancaccio è uno dei quartieri dimenticati di Palermo, roccaforte di Cosa Nostra, sfondo per l’assassinio del prete martire il 15 settembre 1993. Al suo interno vi è il Centro di accoglienza Padre Nostro che il sacerdote “scomodo” ucciso dalla mafia aveva fondato. Oggi lo guida Maurizio Artale, un uomo del dialogo ma anche dal piglio forte: «Si vuole uccidere un’altra volta padre Pino Puglisi…», tuona ai microfoni della Rai durante la realizzazione dei servizi dedicati al beato Puglisi.

Il parroco della “rivoluzione evangelica” aveva un sogno: costruire un asilo nido a Brancaccio. Il compimento del sogno sembrava essere ormai ad un passo, grazie soprattutto agli ingenti fondi raccolti. Dopo aver donato il progetto al Comune e grazie al via libera di papa Francesco nel 2018, l’asilo nido era già stato completato sulla carta. Specifichiamo: sulla carta. Perché nel capoluogo siciliano l’asilo si è arenato. La giunta Orlando non lo ha inserito nel piano triennale delle opere pubbliche. Non c’era nell’elenco dei lavori che l’esecutivo si è visto bocciare dal Consiglio comunale.

E non c’era nella lista che ieri mattina è tornata in aula. Un assurdo scherzo del destino che ha creato tensioni e amarezza durante la celebrazione dell’anniversario.

«Don Pino non può essere morto invano – afferma Artale –. Affossare il suo asilo significa offrire un assist alla mafia e dire che Brancaccio deve restare così come, ossia con i bambini per strada, con i ragazzi che a 13 o 14 anni continuano a spacciare, con gli indigenti che non hanno occasioni di rinascita, con le famiglie che sono sempre ricattabili e quindi comprabili: o per una manciata di voti o per volontà della criminalità organizzata».

L’eclisse dell’asilo è un’altra storia assurdaalla siciliana“. Inizialmente è stato detto che il luogo non era adatto a causa dell’inquinamento acustico. Poi il municipio ha preteso dalla Regione la Vis, la Valutazione strategica ambientale estorcendo mille euro al Centro per la richiesta. Dopo sei mesi la Regione ha risposto che il parere non era dovuto in quanto opera pubblica. Fortunatamente non vi sarà bisogno di qualche pentito per scoprire chi si è opposto alla costruzione dell’asilo. Basteranno gli atti dei consigli comunali.


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