Milazzo, vivaismo in lutto: è morto Peppino Torre “Pizzòla”

Si è spento oggi alle 13:45. Era un'istituzione, memorabile la sfida che nel 1948 gli valse il titolo di primo innestatore della Piana.

Peppino Torre (1923-2021)

Non è riuscito ad arrivare all’ambito traguardo dei 100 anni Peppino Torre, dai più conosciuto come Peppinu Pizzòla, classe 1923, vera e propria istituzione di Fiumarella, ma soprattutto della Piana di Milazzo e del locale vivaismo viticolo. Lo abbiamo intervistato più volte, da ultimo la scorsa estate, quando in un sabato afoso – si era appena ritirato dai suoi abituali lavori agricoli mattutini affrontati con una vitalità che faceva invidia ad un cinquantenne – lo immortalammo in una video-intervista per il Museo Entoantropologico e Naturalistico “Domenico Ryolo”, che presto lo onorerà adeguatamente.

 

Gli piaceva ricordare soprattutto la sfida memorabile che lo vide protagonista e che nel 1948 lo consacrò definitivamente come il più abile e veloce innestatore della Piana di Milazzo. «Un giorno – raccontava – fui invitato ad innestare da Bartolo Rugolo nel suo vivaio di c.da S. Marco. Si trattava di un vivaio di modeste dimensioni, in cui si eseguivano annualmente appena 50.000 innesti, ben poca cosa rispetto ai circa 150.000 innesti eseguiti ogni anno nel vasto vivaio del comm. Antonino Bucca. Accettai senza alcun indugio quell’offerta di lavoro. Successivamente venni però a conoscenza di un particolare che mi inquietò non poco: presso Rugolo stava già lavorando un altro innestino, tale La Spada di S. Filippo del Mela, il quale, si diceva, riusciva ad effettuare 1.800 innesti al giorno, una cifra esageratamente elevata. Io, che ormai mi ero guadagnato la fama di “primo innestatore di Milazzo”, giornalmente arrivavo appena a 1.600-1.700 innesti a tavolino «a spacco inglese». Non riuscivo dunque a comprendere come fosse possibile per La Spada raggiungere quota 1.800. Il timore di compromettere la mia notorietà mi consigliava di rinunciare all’incarico ricevuto da Rugolo, accampando una valida scusa. Ma avevo anche bisogno di guadagnare. Peraltro temevo di incrinare i buoni rapporti che mi legavano a questo vivaista: mi ero ormai impegnato con lui e non potevo più tirarmi indietro. Alla fine prevalse il buon senso e alle 7,30 del mattino, con mezz’ora di anticipo, mi presentai al lavoro nel vivaio di c.da S. Marco, dove avrei innestato insieme al solo La Spada.

 

La sfida ebbe inizio. Non appena arrivai compresi subito il segreto del mio avversario: certamente era un capace ed abilissimo innestino, ma ciò che alimentava la sua fama era soprattutto il maggior tempo che dedicava all’esecuzione degli innesti. Infatti, quando giunsi sul posto di lavoro lui era già all’opera da un’ora e mezza. Ogni giorno iniziava ad innestare qualche ora prima degli altri innestini e terminava sempre qualche ora dopo. Quel giorno aveva iniziato ad innestare alle 6 del mattino ed ovviamente, quando io arrivai, era già in vantaggio di un buon numero d’innesti. Ciò nonostante non mi scoraggiai ed iniziai anch’io ad innestare. Si eseguivano innesti a tavolino a spacco inglese. Eravamo disposti l’uno davanti all’altro: tra noi due, il tavolo da lavoro. Con la coda dell’occhio ci spiavamo a vicenda, incrementando sempre più la velocità di esecuzione e senza scambiarci alcuna parola: d’altra parte non ci conoscevamo e c’era ben poco da dirci. Da entrambi trapelava tanto orgoglio ed un morboso desiderio di prevalere sull’avversario. Giunti alla pausa pranzo mi accorsi di essere in vantaggio di una trentina d’innesti. Sull’onda dell’entusiasmo tentai allora di staccare ulteriormente il mio avversario, che tuttavia velocizzava ancor più il proprio lavoro. Terminammo quando ormai era quasi buio. Quando alzai gli occhi dal tavolo ero sfinito, esausto. Mi accorsi di avere la vista annebbiata, non riuscivo a vedere più niente: le ore trascorse a fissare l’infinità di marze e soggetti che ci passarono per le mani erano state davvero tante. Alle fine vinsi io con 2.250 innesti, ben 250 in più rispetto a quelli preparati da La Spada. Quella sfida avrebbe incrementato ulteriormente la mia fama: tra gli innestatori della Piana di Milazzo Peppino “Pizzola” era per tutti il numero uno!».

 


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