Milazzo, un teatro ispirò Palazzo dell’Aquila

Il 4 febbraio 1885 il Comune annunciava «la costruzione di un vasto fabbricato ad uso di uffici pubblici nella parte dell'ex Convento del Carmine che prospetta ad oriente».

Le facciate del Teatro Verdi di Pisa e del Municipio di Milazzo

Separati alla nascita: il Teatro Verdi di Pisa ed il Municipio di Milazzo. Costruito tra il 1865 ed il 1867, il primo, a partire dal 1885, il secondo. La somiglianza non è un caso. Il progettista del Municipio fu l’ingegner Giuseppe Ryolo. Laureatosi in matematica all’Università di Pisa – dove risulta iscritto dal 1866 al 1870 – e successivamente in ingegneria presso il Politecnico di Torino, Giuseppe Ryolo (1844-1909) operò per diversi anni al Genio Civile di Roma, dove partecipò verso il 1880 al consolidamento degli arginamenti del Tevere.

Rientrato nella sua Milazzo, progettò alcuni edifici – ancora esistenti – dalle eleganti linee architettoniche, quali la chiesa in stile neo-gotico di c.da S. Marco, la chiesetta del Carmine di proprietà della famiglia Ryolo (c.da Barone), il Palazzo Municipale (sinora erroneamente attribuito al Richichi), i villini Bevacqua (c.da S. Marina) e Ryolo (attiguo alla suddetta chiesetta in c.da Barone) e la lussuosa dimora dei Muscianisi (Villa Lucrezia) al Promontorio. Ricoprì, in seguito alla morte dell’ing. Antonino Cumbo Borgia, l’incarico di Direttore dei Lavori del Cimitero, in cui verisimilmente progettò alcune cappelle.

Uomo riservato, di nobili origini – era figlio del barone Ryolo, nonché zio di quel Domenico Ryolo cui oggi è intitolato l’Antiquarium archeologico di via Impallomeni – rifiutò più volte l’incarico di Sindaco della propria Città e spesso prestò la propria opera per il Comune di Milazzo gratuitamente. Tra le carte dell’Archivio Storico comunale sono custoditi qualche suo computo metrico estimativo – relativo ad alcuni lavori eseguiti nell’Ospedale di Vaccarella – e la carta da visita in cui si presentava con queste parole: «cav. Giuseppe Ryolo – ingegnere».

Nella sua lunga dimora a Pisa durante gli studi universitari, ove risiedeva «al civico 787 del Lung’Arno, presso la Casa della Santa», ebbe modo di assistere ai lavori di costruzione del Teatro Verdi, che ispirò dunque le linee architettoniche del grandioso palazzo municipale di Milazzo, fortemente voluto dall’allora sindaco marchese Flaminio Proto, il quale lo destinò a sede di diversi uffici pubblici, non necessariamente comunali. Non a caso la denominazione originaria del municipio di Milazzo era proprio quella di “Palazzo degli Uffici”.

L’avviso d’asta, datato 4 febbraio 1885 e pubblicato sul Bollettino degli Annunzi Legali della Regia Prefettura di Messina, annunciava «l’incanto per lo appalto dei lavori occorrenti alla costruzione di un vasto fabbricato ad uso di Uffici pubblici nella parte dell’ex Convento del Carmine che prospetta ad oriente, giusta il progetto compilato dall’ingegnere sig. cav. Giuseppe Ryolo, per il prezzo a base d’asta di L. 70.974,30». Nello stesso avviso d’asta si legge che l’appaltatore avrebbe dovuto «dare compiuti i lavori entro il termine di mesi 24 dal lì della consegna, eccetto la porzione avanti l’abside della Chiesa, che dovrà essere ultimata entro dieci mesi».

Il rispetto di quest’ultima clausola è facilmente riscontrabile grazie alla data (1886) riportata nel cartiglio posto alla sommità dell’arcata dell’abside della Chiesa del Carmine, abside che appunto s’innesta all’interno della pianta rettangolare del palazzo municipale. Segno evidente, dunque, che la prima porzione dei lavori di costruzione fu portata a compimento nel rispetto della tempistica prevista dal capitolato d’appalto. A non essere ultimati furono invece i prospetti, non intonacati come invece prevedeva il progetto. Intorno al 1960 il Comune pensò bene di porvi rimedio intonacandoli, ma un provvidenziale intervento del suddetto ing. Domenico Ryolo, allora ispettore onorario della Sovrintendenza, bloccò sul nascere l’infausta iniziativa dell’amministrazione comunale dell’epoca.


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