Milazzo, un anno di Pippo Midili Sindaco: ecco la sua pagella

Ripercorriamo il primo anno di Midili Sindaco, tra covid, baby gang e i problemi con la spazzatura. La sufficienza è raggiunta ma c'è tanto altro da fare.

midili

Tra qualche giorno sarà un anno di Pippo Midili Sindaco. Il voto, al primo turno, un anno fa, portò Midili a essere Sindaco di Milazzo ottenendo complessivamente 8.014 voti con una percentuale del 42,80, di quasi tre punti superiore al quorum richiesto dalla legge – 40 per cento – per evitare il ballottaggio.

Midili con un’ampia coalizione di area di centrodestra è riuscito a battere il suo sfidante diretto, l’outsider Lorenzo Italiano che si è fermato al 25%. Frammentato il voto, con uno slancio della sinistra di Adele Roselli e un palcoscenico politico rinnovato in parte con una sinistra rimasta fuori dagli scranni – tranne per la riconferma di Antonio Foti.

Il nuovo ma vecchio consiglio comunale

Un consiglio bulgaro quello di Midili con una opposizione blanda e talvolta inutile. La minoranza non ha i numeri per farsi sentire quindi la maggioranza ha potuto governare senza intoppi anche se gli accordi politici sono stati decisivi. La cordata midiliana è a trazione Diventerà Bellissima e lo si capisce subito dai consiglieri eletti. Volti già noti, cambi di casacche neanche tanto presunti e un consiglio che in grossa parte viene subito percepito come il “nuovo” consiglio dei vecchi patronati.

Restano fuori il Presidente uscente Nastasi e l’ex Assessore Giovanni Di Bella che pure sono stati campioni di consensi.

Il percorso di Midili Sindaco

Bonifiche e scerbature, ripristinare il decoro, consegnare i cestini nuovi alla città e un servizio di raccolta rifiuti migliorato ma migliorabile. Nel complesso, il battesimo del già assessore al bilancio e allo sport è positivo. Un cambio di passo, dalle macerie del suo predecessore, a una nuova fase all’insegna della rigenerazione. Tanti i bandi sbloccati, l’azione amministrativa di Midili appare subito centralizzata. Poca autonomia ai suoi assessori – tutti politici – e la delega che fa più discutere è quella all’ambiente – vacante – e alla gestione del Castello, che resta in mano al primo cittadino.

Midili sin dall’inizio incontra politici, deputati, stringe e consolida rapporti a Palermo e a Roma. La questione dirimente è sulla spazzatura, su un servizio che deve essere migliorato e poi quella soglia del 50% che riguarda la differenziazione dei rifiuti, una soglia sforata in appena 8 mesi dal suo insediamento.

Lo scivolone con i suoi ex colleghi

Il carattere accentratore lo porta a litigare spesso con la stampa e con alcuni dipendenti comunali. Qualcuno inizia a lamentarsi e proprio lui, da ex giornalista e direttore, appare severo e immediato nel diffidare un noto giornale cittadino. E’ un momento chiave del suo primo anno a Palazzo dell’Aquila, insieme alla criticità riscontrata nel gestire i disordini della baby movida in centro. Il Sindaco risponde a tono, tramite comunicati ma in taluni casi appare troppo morbido – come nella vicenda della Fondazione Lucifero – in altri troppo severo. I sassolini dalla scarpa sono tanti. Pesano come macigni.

Un giudizio positivo ma non troppo

Tutto sommato, viste le condizioni critiche dei conti comunali, il Sindaco appare subito concentrato e “sul pezzo.” Abbandona il suo aplomb da giornalista e scende in strada per risolvere questioni annose come quelle legate ai ristoratori, al controllo del covid e della movida. L’abile politico riesce sempre a non cedere alle tentazioni di apparire estremo. Alla fine, vox populi, il suo consenso resta alto. E’ un “tutto sommato più che sufficiente” il giudizio sul suo primo-quinto di mandato.

Tra le questioni all’orizzonte più difficili da risolvere, il miglioramento del servizio dei parcheggi a pagamento, il recupero dei crediti del Comune, la gestione post-dissesto finanziario, il problema delle infrastrutture sportive, il piano spiagge e il rilancio della cittadella fortificata. Tutte questioni che da qui ai prossimi 24 mesi Midili deve essere pronto a centrare per puntare al giro di boa del secondo mandato. In politica si è sempre in campagna elettorale e tra 12 mesi si approcciano le elezioni regionali.

E Milazzo ha ancora tanta, troppa strada da fare per uscire dal pantano della città-parcheggio all’ombra delle Eolie.


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