Milazzo, quei matti nel Mastio del Castello

Lo sceneggiato televisivo di Enzo Muzii consente di sbirciare gli interni del Mastio prima dei restauri eseguiti negli anni Ottanta

Le comparse milazzesi nel cortile del Mastio normanno-svevo

Quando intorno al 1975 il regista Enzo Muzii decise di ambientare a Milazzo parecchie scene dello sceneggiato televisivo RAI “Alle origini della mafia”, il Mastio normanno-svevo presentava ancora i segni della sua ultima parentesi carceraria. I quali emergono in tutta evidenza nella scena del manicomio, presente nel quinto episodio della fiction. Vi si scorge Amedeo Nazzari intento a sfilare davanti ai pazienti della struttura per raggiungere la sala dove avrebbe interrogato Paolo Bonacelli, ossia il supertestimone Vincenzo Biscetta (profezie dell’onomastica, avrebbe scritto anni dopo il critico de La Repubblica Emiliano Morreale).

La corte del Mastio mostra, accomodate sul sedile in muratura di uno dei due cortili dell’ora d’aria, le diverse comparse milazzesi impegnate a mettercela tutta nel dare segni di squilibrio. Tra essi, un uomo col baffetto abbastanza noto in città, il dipendente comunale Ciccio Salmeri: «in quegli anni era il guardiano del Castello – ricorda il figlio Mario – fu proprio lui a racimolare gran parte delle comparse di quella scena. Padri di famiglia che come lui si finsero pazzi: recitarono talmente bene il proprio ruolo che il grande Amedeo Nazzari chiese con un pizzico d’ironia quale fosse il loro manicomio di provenienza! Quella fu per mio padre la prima apparizione in TV, seguita nel 1982 da un’altra, in occasione dell’intervista a Palermo, assieme all’allora sindaco Stefano Cartesio, nel programma RAI Ti piace Garibaldi? Anche io e mio fratello Antonio fummo ingaggiati come comparse: interpretavamo due straccioni intenti a rubare frutta dalle bancarelle».

Ma di quest’ultima scena – girata al Fortino dei Castriciani – non v’è traccia, tagliata come altre ancora vive nella memoria dell’ing. Alberto Bonaccorsi, al quale dobbiamo l’identificazione di ulteriori comparse. Come i compianti Vincenzo Messina e Pasquale Currò, il primo appassionato cultore di teatro ed arte sacra, il secondo apprezzato elettricista che figurava proprio tra i pazienti del (finto) manicomio del Mastio, il cortile del quale nel 1976 era ancora suddiviso, da un alto muro a forma di T, nelle tre aree che sino al 1960 caratterizzarono il (vero) carcere giudiziario. Quel muro contrapponeva infatti l’area degli uffici direzionali, della Cappella, della mensa e degli alloggi dei secondini – area dominata da una palma abbattuta durante i recenti restauri del 2008/10 – alle diverse celle dei detenuti con affaccio sul cortile dell’ora d’aria, a sua volta diviso in due settori dalla porzione di muro che si ergeva accanto al sedile in muratura su cui recitarono le comparse del manicomio.

A contraddistinguere l’intero cortile del Mastio durante le riprese, la pavimentazione in mattonelle fabbricate dalla ditta Andaloro di Milazzo, tipica dei marciapiedi del centro urbano, e le pareti tinteggiate di giallo ocra, colore che – a differenza della pavimentazione – sopravvive ancor oggi negli intonaci presenti in prossimità dell’ascensore. Una destinazione d’uso, quella del carcere, che oggi farebbe a pugni con la normativa di tutela dei bb. cc., ma che già negli anni Venti faceva indispettire la Sovrintendenza per le continue manutenzioni non autorizzate.


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