Meteo, la fake news dell’uragano siciliano

Facciamo chiarezza sulla notizia riportata dalla gran parte dei mass media.

Negli ultimi giorni si sta facendo molta confusione riguardo l’ondata di maltempo che sta interessando Sicilia e Calabria, tra fake news e titoli sensazionalistici diffusi anche da importanti testate nazionali con il solo scopo di guadagnare sui click . Purtroppo anche le dichiarazioni di esperti vengono fraintese e manipolate per generare allarmismo e quindi un maggiore traffico sul proprio sito web.

Cerchiamo quindi di fare chiarezza, spiegando le reali ragioni delle intense precipitazioni che hanno colpito i settori ionici della Sicilia e della Calabria. Partiamo subito con una frase chiara e non fraintendibile: i forti temporali, così come l’alluvione lampo di Catania, non sono state causate da un uragano.

Una depressione mediterranea più lenta del solito

Qualche giorno fa l’alta pressione si è consolidata su una vasta porzione del territorio europeo, isolando una piccola depressione tra la Tunisia, la Libia e la Sicilia. Questa depressione, non potendo traslare a causa della presenza dell’anticiclone, ha iniziato ad adattarsi alle nuove condizioni, traendo quindi energia inizialmente da un flusso umido di provenienza tropicale e successivamente dal calore delle acque marine ancora tiepide. A differenza delle perturbazioni atlantiche, che apportano fenomeni temporaleschi anche intensi ma molto veloci, la piccola depressione, rimanendo incastrata poco a sud della Sicilia, ha convogliato masse d’aria molto umide sempre sulle medesime aree, cioè dal mar Ionio verso le coste ioniche di Calabria e Sicilia. Come in un rubinetto sempre aperto, il flusso di correnti sciroccali ha costantemente dato manforte ai fenomeni temporaleschi, che hanno riversato ingenti apporti pluviometrici sui settori già citati. Non si è quindi trattato di un uragano e nemmeno di un ciclone mediterraneo molto intenso: quello che ha fatto la differenza è stata la lentezza con il quale il minimo di pressione si è spostato, tant’è che mentre scrivo lo ritroviamo ancora a circa 400 km a sud est delle coste siciliane. Il Mediterraneo meridionale non è nuovo a queste situazioni, infatti basta scorrere gli archivi per ritrovare situazioni ben peggiori di questa, per esempio negli anni ’70. Concludo il paragrafo ribadendo che ciclone e depressione sono due termini equivalenti, e non bisogna mettere sullo stesso piano il ciclone con l’uragano, poiché quest’ultimo è una sua particolare forma.

Gli uragani possono formarsi sul Mediterraneo?

Si, ma sono molto più rari, meno estesi e molto meno energetici della controparte tropicale. La differenza tra un ciclone extra-tropicale (quelli tipici delle medie latitudini, che interessano l’Italia decine e decine di volte all’anno) e un ciclone tropicale (tifone o uragano, il nome varia in base a dove esso si formi) trae le basi nel loro meccanismo di formazione di funzionamento. E’ un argomento complesso, ma potrebbe essere semplicisticamente spiegato così: i cicloni extra tropicali nascono dallo scontro/incontro di masse d’aria di diversa natura, essi quindi sono formati dai fronti (freddo, caldo, occluso) laddove le diverse masse d’aria prendono contatto; i cicloni tropicali traggono l’energia dal calore latente fornito dal mare e nascono principalmente sui mari tropicali, dove le acque sono molto calde. Sul Mediterraneo non è raro che si formino strutture ibride (cicloni sub-tropicali), infatti se ne contano in media 1 o 2 all’anno, ma è molto più raro che la loro intensità raggiunga una certa soglia che li farebbe classificare come uragani. Ci sono vari esempi di uragani mediterranei negli scorsi anni, ma nessuno di questi ha mai avuto la grandezza e l’intensità dei cugini ai tropici, poiché il mar Mediterraneo è un mare chiuso, che non lascia molto spazio ai cicloni di approfondirsi e crescere. Non sono mancati però i danni, come nel caso di Cornelia, un uragano mediterraneo che colpì le Eolie e il messinese tirrenico nell’ottobre del 1996.

L’allarmismo e il panico può essere evitato, basta selezionare le fonti di informazioni giuste e seguire i bollettini degli enti ufficiali dello stato italiano.


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