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L’inglorioso epilogo di una trazzera chiamata A20

Il carretto passa nuovamente lungo la strada tortuosa dei colli San Rizzo e un uomo gridava al cielo le sue offese. Quant'è triste il passato che non smette di essere presente?

Telegrafo

Quant’è esotica la Sicilia nei suoi tratti più oscuri e caratteristici, ove la leggenda si fonde col popolare? Eppure, come avrebbe detto un caro professore dell’università messinese, come si può definire esotico un lavandino rotto dentro un hotel dopo i milioni di fondi europei che abbiamo ottenuto? E mica solo quelli. Certo, l’esempio si riferisce ad un nonnulla che comunque farebbe arrabbiare qualsiasi turista. Immaginatevi, cari amici del Nord dei santi, di ritrovarvi improvvisamente sprovvisti della vostra principale arteria stradale e di essere catapultati in una trazzera.

Si tratterebbe di una tragedia sociale ed economica, non credete? Il principale ingresso meneghino – ad esempio – chiuso per via di un incidente e con i lavori per riaprirlo destinati alla lungaggine meridionale. Tutto ciò è ossimorico, direste dalle vostre parti. Eppure qui è pura realtà, seppur con le dovute precisazioni da compiere. Mentre le strade meneghine ricordano la terrificante Idra di Lerna, Messina è un essere profondamente debole e mortale. Con un sol colpo di spada si riuscirebbe a trafiggerla mortalmente senza necessità di difesa. Un camion in fiamme dentro la galleria Telegrafo basta e avanza per condurre la città al rigor mortis.

Che inizi il carosello, dunque. Il traffico viene deviato lungo due stradine prettamente panoramiche: una costeggia lo Stretto ed evoca i fantasmi di Scilla e Cariddi, l’altra si perde tortuosa sui misteriosi colli di San Rizzo. Ingorghi e offese alla virtù divina la fanno da padroni in questi giorni che scandiscono il vecchio e il nuovo, le vecchie promesse e i nuovi auspici. Forse il tempo si è fermato in Sicilia, perché nulla viene abbandonato al passato per costruire qualcosa di nuovo. Non si riescono a superare le strutture. È l’inglorioso epilogo di una trazzera tra fondi, ponti e un passato che non smette di essere presente: strutture insormontabili per il piccolo siculo.


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