Le prime volte del Sud, non solo povertà

I primati del Sud Italia sono stati obliati lungo il corso del secolo per far spazio al mito del progresso industriale del Nord. Eppure la maggior parte delle grandi invenzioni che hanno scritto pagine fondamentali della nostra storia sono nate nel Meridione. 

Sud

Il termine “Sud” non indica soltanto un punto cardinale. Difatti, secondo il Sabatini Coletti esso è sinonimo di mezzogiorno o meridione, due termini spesso vituperati e associati a fenomeni di criminalità e povertà dilaganti. Sia chiaro: entrambi i problemi non sono una prerogativa del nostro Sud, ma colpiscono indistintamente tutto lo Stivale soprattutto a causa di questa crisi indotta e di un passato funesto. Onde evitare di scadere nel politichese o in rivendicazioni dal sapore amaro, è necessario spostare la nostra lente di ingrandimento sulle prime volte – nella storia – del Sud Italia.

Cosa si intende quando si cita il Sud della nostra penisola? L’immaginario collettivo non va oltre il Tevere, anzi, si ferma al Fortore o al Garigliano. Il confine ideale è rappresentato dal Regno delle Due Sicilie, ma esso andava ben oltre i confini fluviali testé citati. Difatti l’estremo confine nord-orientale comprendeva la città di Teramo e quello nord-occidentale Sora e Gaeta. Si potrebbero altresì utilizzare le percentuali della produzione olivicola: tutto il Sud, dunque la Campania, la Basilicata, la Puglia, la Calabria e la Sicilia producono l’87% di olio d’oliva italiano.

Per poter definire gli effettivi confini del Sud esistono decine di parametri, dunque ci limiteremo a definire come “Meridione d’Italia” tutto ciò che è compreso sotto il Tevere e il pileolo papale.

La sterminata storia del Sud Italia

Le prime volte del Sud sono tantissime. Ricordarle tutte richiederebbe uno spazio simile a quello di un saggio accademico. Ci limiteremo a raccontarvi quelle più significative sotto alcuni aspetti: quello governativo e del diritto, quello della cultura e soprattutto dell’innovazione. Il primo evento storico riguarda un periodo florido, eccellente per il Regno di Sicilia.

Le Curiae generales del Regno di Sicilia: il primo parlamento al mondo

Il 1130 rappresenta l’anno in cui Ruggero II d’Altavilla re di Sicilia convocò al Palazzo dei Normanni di Palermo un’assise che lo proclamò re. Com’è noto dopo oltre un secolo di presenze normanne nel Sud Italia, Ruggero, figlio del gran conte Ruggero I di Sicilia della casa d’Altavilla, fondò uno dei primi e più potenti Regni dell’Europa medievale. Incoronato re nel Natale del 1130, Ruggero riuscì ad acquisire il dominio di tutti i territori del Regno solo dieci anni dopo, grazie a un intenso impegno militare e politico.

A sanzionare l’effettività del suo potere sull’intero Mezzogiorno promulgò appunto un corpo di leggi a validità generale: le Assise, tra cui quelle di Ariano, fondamentali per il regno.

Il primo cambiamento radicale avvenne con Federico II, il quale permise l’accesso parziale anche alla società civile. L’Assise di Messina fu un’assemblea di nobili e feudatari convocata dallo stupor mundi nella quale proseguì il riordino della normativa del Regnum promulgando un ulteriore nucleo di assisae, concepite a difesa della morale, dell’ordine e dei “buoni costumi” del Regno. Il primo nucleo verrà promulgato a Melfi come Constitutionum Regni Siciliarum e integrate nell’assise di Siracusa del 1233.

Il 5 giugno 1224 nasceva il terzo ateneo più antico d’Italia: l’Università di Napoli “Federico II”

La “Federico II” è rinomata per essere la più antica università fondata con un provvedimento statale ed è considerata la più antica università laica e statale del mondo. Nel dì del 5 giugno 1224 Federico II di Svevia inviò una lettera circolare da Siracusa, con la quale sancì la nascita dello Studium. Due furono i motivi che portarono alla fondazione dell’università: la formazione della classe dirigente del regno e l’esigenza di fornire una preparazione adeguata ai cittadini.

La scelta della sede cadde su Napoli per motivi culturali, la città vantava un’antica tradizione legata a Virgilio, ma anche geografici ed economici. La gestione dello Studium venne affidata a due noti giuristi campani: Pier delle Vigne e Taddeo da Sessa. L’offerta presentata dall’università si indirizzò allo studio del diritto, della medicina e delle arti liberali: grammatica, dialettica e retorica.

Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un augustale!

Le monete d’oro del Regno di Sicilia prima dell’augustale erano i tarì, di qualità aurea inferiore, e soprattutto più leggeri (ca. 1 g) e con caratteri cufici progressivamente deformati.

L’augustale è senza dubbio una delle monete più famose e più belle del Medioevo europeo. Fu introdotto nel 1231; l’ordinanza di coniazione non è nota, ma Riccardo di San Germano registrò in fine anno la notizia che “nummi aurei, qui augustales vocantur, de mandato imperatoris in utraque sycla Brundusii et Messane cuduntur” (1936-1938, p. 176); nel Liber Constitutionum, redatto nell’estate, si fa continuo riferimento agli augustali, che dovettero quindi essere stati progettati e prodotti nell’estate, contestualmente alle nuove costituzioni, quale adeguata moneta di riferimento alla quale era affidata anche la diffusione del volto imperiale all’interno e all’esterno dei confini del Regno

Sul dritto presenta un busto laureato volto a destra, con legenda “CAES AVG IMP ROM“; sul rovescio un’aquila ad ali spiegate con la testa a destra, e legenda “FRIDERICVS“. Il volto dell’imperatore su questa moneta, accompagnato dalla titolatura ufficiale, consentiva ai sudditi di contemplare “la serenità del volto imperiale” (Historia diplomatica, V, 2, pp. 796-797; Tramontana, 1999, p. 351). Non si tratta tuttavia di un ritratto fisionomico, ma di un’immagine ispirata all’ideale classico.

La lingua italiana nasce nella corte di Federico II a Palermo

All’interno della corte di Federico II si colloca la creazione di una poesia in volgare che si propone solo finalità estetiche e letterarie. viene assunta a modello di riferimento la poesia provenzale, che penetra nella corte federiciana probabilmente dopo il 1230, anche se non va trascurata l’ipotesi di un influsso della lirica tedesca, del Minnesang, in dipendenza dell’uso di quella lingua alla corte di Federico II. Si tratta principalmente di funzionari imperiali: giuristi, notai, magistrati, burocrati che si dilettano con la poesia per distaccarsi dalle occupazioni lavorative.

Il servizio all’imperatore si manifesta per una via obliqua, cioè nella fondazione di una poesia che abbia il suo fine nella disciplina formale e nella perfezione tecnica e che pertanto, nell’affermare la dignità di una lingua e di una cultura, afferma anche il prestigio della struttura politica che la promuove. Il tema delle poesie è solo e sempre l’amore: l’omaggio dell’amante alla dama; la subordinazione del poeta-vassallo all’amata-signora; la segretezza dell’amore; le figure ostili e malevoli dei lusingatori e dei malparlanti che pongono ostacoli alla vicenda amorosa.

Cielo d’Alcamo e Giacomo da Lentini sono gli spiriti più alti della scuola siciliana.

Passeranno cinque secoli, ma il Sud non dimenticherà la cultura: il San Carlo di Napoli

È il 4 novembre del 1737 quando apre i battenti per la prima volta il Teatro di San Carlo. Con i suoi 283 anni di attività è il più antico teatro d’opera d’Europa. La sua fondazione, infatti, precede di 41 anni quella del Teatro Alla Scala di Milano e di 55 anni quella del Fenice di Venezia. Voluto da Re Carlo di Borbone III, il San Carlo è stato progettato dall’architetto Giovanni Antonio Medrano, un colonnello spagnolo di stanza a Napoli, e Angelo Carasale.

Per dire dell’efficienza dell’epoca l’opera, costata 75mila ducati, viene realizzata in appena 8 mesi. Il Teatro di San Carlo è dalla sua nascita fulcro dell’opera lirica e del balletto classico in Italia e in Europa. Qui si sono esibiti personaggi di spicco come Niccolò Paganini, Vincenzo Bellini, Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Händel, Wolfgang Amadeus Mozart. È in questo teatro che nasce la Scuola Napoletana, punta di diamante del mondo musicale europeo, i cui maestri principali sono Domenico Cimarosa e Giovanni Paisiello, peraltro direttori dell’Orchestra del San Carlo.

Tra i direttori e musicisti celebri che si sono esibiti in questo teatro lirico artisti del calibro di Gioachino Rossini, Gateano Donizetti, Giuseppe Verdi. Nel 1812 nasce al Teatro di San Carlo la Scuola di Danza più antica d’Italia. Tra i grandi ballerini che hanno calcato il suo palcoscenico: Amelia Brugnoli, Fanny Cerrito, Fanny Elssler, Margot Fonteyn, Carla Fracci, Ekaterina Maximova, Rudolf Nureyev, Vladimir Vassiliev e, in tempi recenti, Roberto Bolle, Ambra Vallo, Eleonora Abbagnato.

Le meraviglie della natura nel cuore della Sicilia: l’Orto botanico di Palermo

L’Orto botanico di Palermo è un’istituzione dell’Università degli Studi aperta al pubblico. Esso costituisce la più rilevante struttura didattico-scientifica dell’ex Dipartimento di Scienze Botaniche e rappresenta il nucleo storico attorno al quale la botanica accademica si è sviluppata a partire dal 1795, data in cui fu solennemente inaugurato. La sua origine risale al 1779, anno in cui a Palermo sorse l’Accademia di Regi Studi (corrispondente all’attuale Università) che, istituita la Cattedra di “Botanica e Materia medica”, ottenne di usufruire del vecchio baluardo di Porta Carini e di un’esigua area circostante per insediarvi un piccolo Orto dove coltivare i “semplici”, cioè le piante medicinali utili all’insegnamento.

Ben presto questo primo Orto accademico si rivelò insufficiente alle necessità del tempo; così, nel 1786, si decise di trasferirlo in una sede sufficientemente ampia da consentire l’impianto di un orto concepito secondo criteri più moderni di quelli di un modesto giardino dei “semplici”. Fu scelta un’area adiacente alla “Villa Giulia”, da poco impiantata dal Senato palermitano, nel piano di S. Erasmo in località Vigna del Gallo. Il nuovo Orto nacque, quindi, con lo scopo di contribuire allo sviluppo delle Scienze botaniche nell’interesse soprattutto della Medicina e dell’Agricoltura e di dare ulteriore decoro alla Città.

La prima nave a vapore italiana fu costruita a Napoli

Il Mezzogiorno d’Italia detiene diversi primati, molti dei quali davvero notevoli. Tra questi, c’è anche quello che riguarda un piroscafo. Costruito al Meridione, all’inizio del XIX secolo, fu il primo alimentato dalla forza del vapore ad esser stato realizzato in un’area che, poi, entrerà a far parte del Regno d’Italia. Ci riferiamo al Ferdinando I, che risale al 1818 e che fu realizzato con il sostegno di re Ferdinando I delle Due Sicilie e dell’aristrocrazia napoletana.

Infatti, il sovrano di Borbone e la nobiltà partenopea si fecero promotori di un progetto avanzato da un capitano marittimo francese di nome Pietro Andriel. Costui ammirava l’ingegnere inglese Robert Fulton e la sua idea della nave a vapore. Aveva, perciò, provato ad ottenere finanziamenti in Francia, ma, non riuscendovi, concentrò la sua attenzione sulla corte borbonica. Ferdinando I avallò il tutto e, addirittura, gli concesse il monopolio della navigazione a vapore nei territori del regno duo-siciliano. Nacque, quindi, la “Compagnia privilegiata per l’introduzione della navigazione a vapore nel Regno delle Due Sicilie“, con sede al numero 32 di Vico Concezione a Toledo.

Il cantiere Filosa ottenne la commissione per la costruzione di un legno lungo 38.80 mt e largo 6.15 mt, che avrebbe montato l’innovativo motore fornito da una ditta inglese. La spesa totale fu di 5.780 ducati. L’alberatura prevedeva un fumaiolo alto e sottile e, a poppa, furono approntati 16 camere per i viaggiatori più facoltosi mentre, a prora, potevano trovare posto una 50ina di passeggeri. Il varo avvenne il 24 giugno del 1818 e il primo comandante fu don Giuseppe Libetta. Il viaggio inaugurale ci fu nel mese di settembre, a partire dal giorno 27, in direzione Genova e Marsiglia, con tappa intermedia a Livorno. La sera del 14 ottobre il bastimento arrivò in Liguria.

Fu un vero e proprio successo, sia tra addetti del settore (ad esempio, gli armatori locali) che fra i giornalisti, i quali gli dedicarono grande attenzione. La partenza per la Francia fu ritardata da alcuni lavori di manutenzione e il 25 e 26 ottobre si ebbero 2 uscite dimostrative. Agli ordini di Andrea De Martino (sostituto di Libetta), salpò verso Marsiglia dove giunse il 30, riscuotendo ancora grande successo. Il viaggio di ritorno verso Napoli iniziò il 19 dicembre e, a causa di alcuni problemi, terminò solo l’8 marzo del 1819. Dopo qualche anno, la nave fu demolita, ma rappresenta, comunque, uno dei tanti successi targati Sud Italia.

 


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