L’addio alle tradizioni: il requiem su feste patronali e sagre

Il covid ha fermato le tradizioni, le feste popolari, le sagre e i culti popolari. Due anni di vuoto nella memoria collettiva di ciascuno di noi.

Sono già due anni che feste e sagre vengono compromesse se non anche annullate. Due anni nella memoria collettiva sono un vuoto abissale. Le nuove generazioni che avrebbero dovuto e potuto guardare dai più grandi hanno un muro bianco, un capitolo in meno nella loro memoria sociale.

Le feste patronali portano infatti in nuce tante tradizioni, credenze, culti che sono l’ossatura stessa della nostra identità. La matrice su cui la nostra società si poggia per non perdere l’equilibrio. Può apparire banale ma senza quel tramandarsi di mano in mano, di bocca in bocca, storie, leggende, credenze popolari, siamo alla mercé del tutto e del nulla. Penso alla festa di Santo Stefano, patrono di Milazzo ma anche alle belle tradizioni de “A Maschira di Cattafi” che rievoca lo sbarco dei pirati saraceni e la loro scacciata.

Storie miste a leggende, sedimentate nella cultura popolare. Due anni senza rievocazioni, senza quelle sagre che uniscono da sempre le frazioni, le piccole comunità e ci fanno sentire “parte di qualcosa”. Infine, senza nulla che ci trattiene, siamo granelli in balia delle onde. E cosa ben peggiore, ai giovani che si affacciano sulla vita, cosa stiamo lasciando? Social, smartphone e video brevi di challenge e gattini.

Addio care vecchie tradizioni, questo requiem è per voi.


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