La stangata della Tari se la spazzatura va all’estero

Continua l'emergenza spazzatura. Fin qui nulla di nuovo se non fosse per l'incremento sproporzionato della Tari al quale si andrà incontro

spazzatura

L’emergenza rifiuti in Sicilia è divenuta ormai un carattere peculiare, tipico della nostra regione. Una volta si poteva pure definirla come un tratto esotico, un’attrazione per i turisti mitteleuropei che godono dei loro impianti di trasformazione dei rifiuti. Oggi non è più così. Troppo a lungo, soprattutto visti gli innumerevoli fondi stanziati per contrastare il problema, si è andati avanti perpetrando emergenze su emergenze per favorire quella ditta piuttosto che l’altra.

Per non scadere nel solito allarmismo, ci teniamo a scrivere che lo spazio nelle nostre discariche c’è ancora. Almeno fino a novembre. Per poter contrastare il problema del riempimento, il governo siciliano ha deciso di spedire almeno 15 tonnellate di rifiuti fuori dalla Sicilia ogni due settimane. Secondo l’ordinanza redatta da Musumeci, non vi è altra alternativa se non quella di inviare almeno l’indifferenziata fuori dai confini regionali.

Respirano, seppur a fatica, le poche discariche ancora attive: Siculiana, Gela, Trapani e Bellolampo. Per quanto riguarda il resto è davvero notte fonda. Ciò che vi è di più certo – quasi ovvio – nell’enorme problema dello smaltimento dei rifiuti è l’aumento della Tari, come se quest’ultima non fosse già di per sé una stangata. Condurre i rifiuti oltre lo Stretto porterebbe ad un incremento della tassa difficilmente calcolabile. Il governo regionale stanzierà 45 milioni di euro per attutire la randellata sulle nostre tasche. E pur si muove…


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