Il ricordo di Aurelio Visalli a un anno dalla tragedia in mare

Una tragedia che ha toccato il cuore di tutti. Il sacrificio di Aurelio Visalli il militare della Guardia Costiera che ha perso la vita un anno fa a Milazzo

Mi chiama un amico. “Senti c’è uno che si è buttato a mare e non riesce a tornare a riva.” Così inizia quel giorno. Vado con tutta l’attrezzatura del caso, avevo visto il mare il giorno prima: un disastro. Come si poteva fare il bagno una persona? Questo fu il mio primo pensiero. Appena arrivo accanto all’ex Fluid in direzione San Papino, un ragazzo mi ferma e mi dice “c’è un morto.”

Vedo dei militari su ciò che resta della spiaggia, per il resto è una distesa bianca di spuma e in lontananza un mare verde gigantesco in burrasca. Fa paura solo a vederlo. E poi un puntino piccolissimo in mezzo alle onde. Un ragazzino lì, in mezzo a quel tornado di acqua. Annaspa, urla. Inizia a sopraggiungere gente da ogni parte. All’inizio nessuno sapeva del “morto”. Nessuno capiva. Le informazioni trapelarono molte ore dopo. Uno dei tre militari si era tuffato per salvare il ragazzo e non era più tornato. Ma nessuno parlava di vittime. Tutti erano concentrati su quel puntino minuscolo in mezzo alle onde. Ricordo il momento esatto in cui quel ragazzetto riesce con le ultime energie a tuffarsi dentro l’onda per arrivare a riva e poi il salvataggio.

E’ finita. Si torna a casa. No. Aspetta un attimo. Un amico della capitaneria mi conferma che c’è un militare scomparso. Si sa il nome. Nessuno pubblica, nessuno parla. Eppure c’è un Aurelio di Rometta che non si trova. Manca all’appello. L’attenzione si sposta tutta su di lui. Non è finita. La giornata è appena cominciata. Siamo a neanche un terzo delle oltre 12 ore di diretta di un evento che ha scosso Milazzo, la Sicilia e l’Italia intera.

Nessuno quel giorno riusciva a ricostruire l’evento. Si parlerà, giorni dopo, del fatto che quei militari lì non dovevano neanche esserci. Polemiche su polemiche e poi le accuse al ragazzino irresponsabile. Un processo durato mesi, settimane. Ricordo il giorno dopo, la notizia che tutti non avremmo voluto commentare. Il mare calmo, la burrasca finita. Una spiaggia piena di detriti. E poi l’avviso: lo hanno trovato, a quasi 4 chilometri dal punto da dove era stato visto l’ultima volta vivo.

Lo sguardo bianco dei militari, delle autorità. C’era il cadavere, il corpo, l’eroe. Il sacrificio ultimo che avremmo raccontato. Aurelio Visalli è stato per me quei pochi secondi dentro quell’onda. La fatalità, la potenza terrificante della natura, una giornata violenta. Ma è stato anche un padre, un militare esemplare, un marito. L’ho rivisto negli occhi di quella giovane madre e moglie mentre accostava le sue mani da dentro un auto verso i colleghi del marito. Uomini in divisa alti due metri, piangere senza riuscire a fermarsi.

Tutti piangemmo la mattina di quei funerali. Un anno dopo ho ancora quel microfono pieno di salsedine. Tre giorni di febbre a 40, una stanchezza insediata nelle ossa e che non se n’è mai più andata. Ogni volta che rivedo un’onda nella mia Milazzo rivivo quel giorno. Penso a quell’eroe. Penso che a questo mare dobbiamo tutto, anche la nostra memoria. E dobbiamo soprattutto rispetto.

Penso che ogni anno ricorderò quel giorno. Ricorderò Aurelio Visalli finché vivrò e finché farò questo mestiere.


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