Il grande sciopero del 1908 alla Montecatini di Milazzo

Fece seguito alla prima agitazione operaia di cui si ha notizia, quella dei portuali

Lo stabilimento di via Ciantro poi rilevato dalla Montecatini

Le prime agitazioni operaie di cui si ha notizia a Milazzo risalgono al 1901. Furono i facchini del Porto i primi ad incrociare le braccia. In particolare gli scaricatori del carbone che giungeva a Milazzo dai porti della Gran Bretagna per alimentare le macchine a vapore delle industrie locali, dal Mulino Lo Presti al Pastificio Puglisi. Lo sciopero durò solo mezza giornata e interessò 50 portuali: chiedevano un aumento del proprio salario a cottimo, che fruttava loro una retribuzione media giornaliera di 3 lire e 60 centesimi. Malgrado durante l’agitazione non si fossero registrati tafferugli e minacce, i lavoratori non riuscirono a strappare un solo centesimo di aumento.

La vertenza dei vetturini nel 1901

Andò meglio invece ai 24 vetturini , ossia ai cocchieri delle carrozze destinate al servizio pubblico, che in quello stesso anno, insieme ai proprietari delle stesse carrozze, protestarono contro l’adozione di una nuova tariffa deliberata dal Comune, da loro giudicata bassa e dunque lesiva dei loro diritti. «Dopo trattative che furono condotte, in rappresentanza dei vetturini, dal capo del partito socialista locale – si legge nella Statistica degli Scioperi edita di lì a poco dal Ministero –  la tariffa venne aumentata di un quinto e gli scioperanti tornarono al lavoro».

Arriva la Montecatini grazie a Stefano Trifiletti

Ma fu con l’industrializzazione – che già da qualche decennio aveva mosso a Milazzo i suoi primi passi grazie all’avanzata dell’industria molitoria – che si registrano i primi veri fermenti proletari. Nel 1899 giunse in città la notizia della costruzione, a due passi dalla stazione ferroviaria, di un grandioso stabilimento di concimi chimici, il primo del genere a sorgere in Sicilia. L’iniziativa, che attirò anche i capitali dei Florio e quelli della Società Prodotti Chimici Colla e Concimi di Roma, fu favorita dall’imprenditore milazzese Stefano Trifiletti, il cui nome è legato alla costruzione dell’omonimo teatro e di alcune pionieristiche iniziative ricettive (tra tutte l’Albergo Moderno a piazza Roma e l’Hotel Duilio al Capo) che si affiancavano ai suoi principali interessi imprenditoriali: importazione di carbon fossile dal Regno Unito a bordo di piroscafi di cui era anche armatore ed imponente spedizione di vini da taglio della Piana verso i mercati del Nord Italia e dell’America meridionale.

La potenza economica dell’imprenditore milazzese era peraltro consolidata dai buoni rapporti coi Florio, che si registravano da generazioni. Un antenato della famiglia Trifiletti – originaria di Vaccarella – fu infatti uno dei più importanti capitani marittimi della flotta Florio, che gli affidavano le spedizioni delle proprie mercanzie sino al porto di Boston.

Cinque giorni di blocco agli impianti di via Ciantro

Nel 1908, lo stabilimento di concimi chimici di via Ciantro – anni dopo rilevato dalla Montecatini – occupava 110 operai, tra i quali figuravano 20 fornisti, 3 fuochisti, 76 manovali, oltre a macchinisti, capisquadra, sorveglianti, stagnini etc. La media delle paghe giornaliere oscillava dalle 1,70 lire dei manovali alle 3,15 dei cottimisti, sino a giungere alle 3,45 dei sorveglianti. Grazie all’intervento della Camera del Lavoro di Milazzo, di recentissima costituzione, le maestranze inviarono alla direzione dello stabilimento un memoriale in cui chiedevano un aumento di salario del 20% sulle paghe inferiori alle 2,50 lire e del 15% su quelle superiori, concedendo al datore di lavoro 24 ore di tempo per la risposta, che tuttavia trascorsero inutilmente. E sciopero fu, «per cui il lavoro rimase per alcuni giorni totalmente sospeso». E’ quanto emerge dalle relazioni successivamente rilasciate tanto dalle autorità di pubblica sicurezza, quanto dai vertici dell’industria che aveva sede nella centralissima via Due Macelli di Roma. Ma in quegli anni le tutele normative erano ancora alquanto deboli e così, dopo 5 giorni di inattività, la società romana reclutò nuovo personale, rimpiazzando le unità lavorative impegnate nello sciopero. Le lavorazioni ripresero in parte e presero via via vigore grazie ad ulteriori assunzioni, fin quando, al 15° giorno dalla proclamazione dello sciopero, cominciarono a cedere alcuni scioperanti, quanto bastava per riattivare l’intera catena produttiva: «nessuno intervenne per la composizione della vertenza – si legge nel resoconto pubblicato dal Ministero nel Bollettino dell’Ufficio del Lavoro – e non furono date che poche lire di sussidi agli scioperanti più bisognosi».

Le agitazioni nel cantiere della Marina Garibaldi nel 1908

Un altro sciopero, anch’esso con esito fallimentare, si era registrato qualche mese prima durante i lavori di costruzione della Marina Garibaldi, quelli che conferirono alla passeggiata dei Milazzesi l’aspetto attuale. A darne notizia fu la Nunzio D’Andrea, l’impresa che si era aggiudicata l’appalto dal Comune. Il 14 luglio 1908 venti dei 37 manovali impegnati nel cantiere, assieme a due dei 4 giovanotti d’aiuto, proclamarono lo sciopero rivendicando una riduzione delle ore di lavoro da 10 e mezza a 9 e mezza. La risposta dell’impresa edile non si fece attendere, complice la mancata iscrizione al sindacato da parte degli scioperanti: gli operai furono tutti licenziati e rimpiazzati in un sol giorno. Anche in questo caso «nessuno intervenne per la composizione della vertenza».


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