Il cemento non va sulle spiagge: la sterile polemica tutta milazzese

Una polemica tutta milazzese: il progetto per salvare le spiagge presentato dall'amministrazione Midili fa discutere. Purtroppo.

Esistono luoghi nel fanta-cosmo che riescono a far polemica anche sull’acqua santa. Dovrebbe essere un principio scevro dal relativismo: sulle spiagge non va il cemento.

Ecco, se volete visitare un luogo nel mondo dove questo principio non è mai esistito è proprio Milazzo, patria dell’abusivismo e del poco rispetto dell’ambiente. Noi milazzesi, su tutta la costa, abbiamo costruito, in ordine sparso: ville, hotel, ristoranti, raffinerie, industrie, case private, palestre, discariche, stadi e persino poligoni di tiro. A noi milazzesi piace proprio la spiaggia tanto che edifichiamo a pochi centimetri dal mare. Basta fare una passeggiata verso il Tono per capirlo.

Si trovano ancora monumenti ed ecomostri anche alla Ngonia del Tono. Tentativi maldestri di una burocrazia piena di braccia ma priva di testa. E di una classe politica incapace di saper valorizzare il territorio. Dai Faranda fino ai giorni nostri, siamo stati amministrati da soggetti incapaci e questo è il risultato. Nonostante le polemiche, il progetto presentato a Palermo per salvare le nostre coste sembra un inizio confortante. Ma siamo ben lontani dalla soluzione anche perché poi andrebbe finanziato.

C’è però chi leva gli scudi: il campo non si tocca, il poligono neanche. Chi arriva a Milazzo però trova rottami, discariche, monumenti al cemento già subito dopo il ponte di Cicerata. Già, anche quello un monumento alla stupidità umana. Chi parla di Stadio Marco Salmeri dimentica che ci sono altre strutture a Milazzo che possono essere recuperate e adattate.

A Milazzo da anni non si va oltre l’eccellenza a livello calcistico ma se proprio si volesse puntare “improvvisamente” sul calcio si dovrebbe ragionare con il mondo degli investitori come hanno fatto altre realtà, tipo il Benevento. Poi però chi arriva a Milazzo trova la visuale sulle Eolie coperta dagli oleandri, dagli orti abusivi, dalle discoteche in cemento e amianto abbandonate sul litorale, sui muri di Berlino dietro cui si celano i “poligoni di tiro” neanche fossimo a Fort Knox.

Riusciamo a fare polemica persino sulle cose sacre, come la salute delle nostre spiagge. E così il mantra più ripetuto dalla vulgata milazzese del “potremmo vivere solo di turismo” o “chi avemu menu di Taormina” trova un nuovo senso di ipocrisia e oscuro bigottismo. Almeno fino alla prossima campagna elettorale.


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