“Il cattivo poeta”, Castellitto interpreta l’ultimo D’Annunzio

Dal 5 novembre al cinema il film di Gianluca Jodice sull'ultimo anno di vita del Vate e i suoi dissidi col Duce. 

Il cattivo poeta

Castellitto e la poliedricità di D’Annunzio

Sbarca – finalmente – nelle sale cinematografiche “Il cattivo poeta“, il film di Gianluca Jodice nel quale Sergio Castellitto interpreta l’ultimo D’Annunzio. L’attore italiano consegna al pubblico un ritratto crepuscolare del Vate. Castellitto, interpretando una delle personalità più celebri della nostra Patria, ha riscoperto innanzitutto cosa vuol dire essere un poeta come D’Annunzio.

Il Vate è stato un poeta, un amante, un soldato. Castellitto ha scoperto uno straordinario innovatore, basti pensare alla celeberrima impresa di Fiume o alle sfide politiche e sociali che quella esperienza ha lasciato ai posteri. Nel film ambientato durante il 1936, incontriamo D’Annunzio attraverso gli occhi di un 29enne, il più giovane dei federali Giovanni Comini, interpretato da Francesco Patanè.

Il mentore del giovane, Achille Starace, segretario del PNF, lo incarica di sorvegliare il poeta e metterlo in condizioni di non nuocere. Difatti D’Annunzio, negli ultimi tempi, sembra contrariato e Mussolini teme che possa danneggiare l’alleanza con la Germania di Hitler.
Il giovane federale non può che ammirare la grande personalità del Vate standogli accanto.
Jodice scrive nelle note di regia che si tratta di “un film sull’inverno della vita di un poeta e di una nazione intera, costruito come un thriller di spie, ma basato rigorosamente su fatti storici accertati“.

Alcune curiosità su “Il cattivo poeta”

Il cattivo poeta” è stato girato quasi tutto dentro il Vittoriale, oltre che a Brescia, Nespi e Roma dove D’Annunzio sta trascorrendo l’ultima fase della vita. “L’età, la malattia e i vizi lo hanno portato a una depressione finale. E il rapporto della giovane spia mandata da Mussolini gli procura l’ultimo sussulto di vitalità e lo spinge a desiderare di contare ancora qualcosa“.

Il film gira intorno al dualismo tra D’Annunzio e Mussolini. Il condottiero indiscusso della nazione e il poeta sempre più vecchio e in disparte, protagonisti da vent’anni di una cordiale inimicizia. Jodice ha cercato il rigore del bianco e nero in un film a colori ispirandosi a Bernando Bertolucci. “Ho cercato di non pensarci, troppo fatato, importante, inavvicinabile. Vicino solo nel voler raccontare il regime dall’interno“.

Sarà interessante capire quali reazioni susciterà il film e in che modo si inserirà nel dibattito mediatico sull’antifascismo (in assenza di fascismo). Come ha detto lo stesso Castellitto, in questo paese ogni conflitto viene ricondotto a questa contrapposizione tra fascismo e antifascismo, quando in realtà le vicende sono molto più complesse.
In democrazia la censura trova altri modi per agire.

Come profetizzò Pasolini, la dissidenza oggi non si compie attraverso l’antifascismo.


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