Il caso Gregoretti e il processo a Salvini basato sul nulla

Il rinvio dell'udienza sul caso Gregoretti profuma di vittoria per Matteo Salvini. Il 20 novembre verrà ascoltato anche il premier Conte.

Caso Gregoretti

Il caso Gregoretti

La vicenda della nave Gregoretti è iniziata il 26 luglio dell’anno scorso. In quel preciso frangente Matteo Salvini è a capo del Viminale. Sulla questione dirà le seguenti parole: “Non darò nessun permesso allo sbarco finché dall’Europa non arriverà l’impegno concreto ad accogliere tutti gli immigrati a bordo della nave. Vediamo se alle parole seguiranno dei fatti. Io non mollo”. Il riferimento è ai 135 migranti soccorsi il giorno prima in due diverse operazioni in acque Tar maltesi, che si trovano a bordo della Gregoretti della Guardia Costiera.

Nel giorno del 27 luglio la nave italiana arriva alla fonda davanti al porto di Catania in attesa di indicazioni dal Viminale. Nel frattempo le unità della Guardia Costiera assistono i migranti. Tra di loro vi è anche una donna all’ottavo mese di gravidanza con il marito e altri due figli minorenni. La coppia si è costituita come parte civile nell’odierno processo a Salvini.

Il 28 luglio la Gregoretti ormeggia al molo Nato di Augusta. Nessuno dei 132 migranti scende. Soltanto nella giornata del 29 luglio sbarcheranno 16 migranti, i quali si dichiareranno minorenni. Il 31 luglio Salvini annuncia su Facebook: “Cinque paesi europei e strutture dei vescovi italiani, ecco dove andranno i 116 immigrati a bordo della Gregoretti: lavoro fatto, missione compiuta“.

Il 21 settembre, nonostante lo sbarco sia avvenuto regolarmente, la Procura di Catania trasmette al tribunale dei ministri gli atti dell’inchiesta sul caso della Gregoretti chiedendo l’archiviazione per il leader della Lega, per il quale l’ipotesi di reato è sequestro di persona: “La Procura ha detto che ho ragione“, sostiene Salvini.

Il 17 dicembre, a sorpresa, il tribunale dei ministri di Catania ribalta la decisione, inviando al Senato la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. Il 18 dicembre, in attesa che si pronunci la Giunta per le immunità del Senato e poi l’Aula di palazzo Madama, Salvini chiama in causa il M5S:

La magistratura italiana butta soldi e tempo a perseguire me che ho agito nel pieno interesse del Paese, sulla scorta di accordi internazionali e non persegue chi davvero delinque. Sono curioso di vedere che posizione terrà il M5S che sulla vicenda analoga della Diciotti votò contro la richiesta del tribunale dei ministri. Sono sereno e la serenità mi è data anche dall’affetto delle persone che incontro ogni giorno che mi esortano ad andare avanti, a filare dritto per difendere il nostro Paese”.

Il voltafaccia di Luigi Di Maio

Di Maio non si fa aspettare e rimanda al mittente la provocazione: “Voglio ricordare una cosa: quando un anno prima bloccammo la Diciotti, era perché l’Europa non ci ascoltava. Facemmo la voce grossa e poi riuscimmo ad ottenere la redistribuzione in altri Paesi europei. Un anno dopo, la redistribuzione funzionava, quindi il blocco della Gregoretti non fu un’azione decisa dal governo, ma dal ministro dell’Interno Salvini. In questo caso l’interesse pubblico prevalente non c’era, fu un azione personale, tanto che dopo li fece sbarcare. Noi voteremo contro l’interesse pubblico prevalente”.

Di Maio – in sostanza – lo scarica senza troppi giri di parole. “Quello della Gregoretti, dopo un anno dalla Diciotti, fu un atto di propaganda, perché il meccanismo di redistribuzione era già rodato e i migranti venivano redistribuiti in altri Paesi UE“.

Salvini però insiste: “Ci sono i fatti, le carte, le mail che dimostrano che fu una decisione collegiale. I decreti sicurezza li abbiamo approvati insieme e il no agli sbarchi anche“. Il 20 gennaio la Lega, su richiesta di Salvini, vota a favore dell’autorizzazione a procedere, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia votano contro.

Penso di essere il primo politico al mondo che chiede di essere processato“, sottolinea Salvini. Per poi annunciare: “Domani digiuno anch’io“. Nella giornata del 12 febbraio, i parlamentari confermano l’ok alla richiesta di procedere avanzata dai magistrati. Il 31 luglio Il Tirrenico si occupa con questa inchiesta dell’imbarbarimento dell’immigrazione in Italia.
Arriviamo dunque al 3 ottobre 2020.

L’udienza rinviata che profuma di vittoria

L’udienza preliminare a carico di Matteo Salvini è stata rinviata al prossimo 20 novembre. In questa data verranno sentiti anche il premier Conte e l’ex ministro Toninelli. Una vittoria per il leghista: viene dato credito alla linea difensiva, la responsabilità fu di tutto il governo. Il 4 dicembre toccherà a Di Maio e alla Lamorgese. Subito dopo la decisione presa dal gup Nunzio Sarpietro, il segretario della Lega si è presentato in conferenza stampa al fianco di Giulia Bongiorno.

In qualità di avvocato, ha fatto il punto della situazione mettendo in grave imbarazzo il tribunale dei ministri: “C’è stato un errore di traduzione dall’inglese. Il tribunale dei ministri sostiene che la normativa europea prevede che è obbligatorio far sbarcare nell’immediatezza e indica la frase in inglese da cui è tratta, ma il termine ‘until’ non richiama l’immediatezza bensì i tempi ragionevoli, la flessibilità in base agli accordi con gli Stati membri. Quindi l’obbligo di sbarco immediato non esiste“.

Inoltre, sottolinea la stessa Bongiorno, la procedura utilizzata per la Gregoretti non è stata un’iniziativa estemporanea di Salvini. “Non era impazzito, la scelta di attendere prima di far sbarcare i migranti si inseriva nell’ambito di una procedura prevista nel contratto di governo e nel consiglio europeo del 18 giugno 2018. In particolare abbiamo segnalato che il tribunale sbaglia a ritenere l’attesa una scelta di Salvini finalizzata al sequestro, a riguardo abbiamo un testimone estremamente chiaro”.

Scenari ripugnanti da parte degli antagonisti

Uno spettacolo a dir poco vomitevole è andato in scena in Piazza Trento a Catania, a poca distanza dal Palazzo di Giustizia. Striscioni offensivi, rotoli di carta igienica con il volto del leader della Lega e come se non bastasse ecco spuntare un altro striscione provocatorio che riassume l’alto profilo della manifestazione: “Abbiamo già la sentenza. Salvini m…”. I militanti della sinistra, tra cui gli attivisti dei centri sociali, nei giorni scorsi avevano annunciato l’intenzione di essere oggi in piazza contro le “giornate di odio e becera propaganda messe in piedi dai leghisti“.

Il timore delle forze dell’ordine era che i partecipanti a questo sit-in potessero entrare in contatto con i manifestanti leghisti giunti a Catania da ogni angolo d’Italia. L’intera area del Tribunale è diventata una vera e propria zona rossa presidiata da circa 500 uomini delle FdO. Quella degli anti-Salvini è stata una manifestazione flop. Sono stati pochi, infatti, gli attivisti arrivati in piazza. Secondo il senatore di FI Francesco Giro, i manifestanti erano poco più di 100.

Gli slogan d’alto rango? “Di Maio, Minniti, Matteo Salvini siete tutti assassini“.


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