I pescatori siciliani sequestrati in Libia saranno processati

I pescatori siciliani dell'Antartide e della Medinea saranno processati in Libia dal governo del generale Haftar. L'Italia deve necessariamente accelerare onde evitare ulteriori problemi internazionali.

Pescatori

Il ricatto di Haftar

Continua a permanere in una fase di stallo il dialogo tra le autorità italiane e quelle del governo di Haftar. Il colloquio è stato indetto per liberare i pescatori siciliani catturati dai militari del generale libico. Secondo le ultime notizie, lo stesso Haftar non intenderebbe lasciare i marittimi fino a quando l’Italia non avrà liberato quattro libici partiti da Bengasi nel 2015. Quest’ultimi sono stati condannati a 20 e 30 anni nel carcere di Catania per omicidio e traffico di migranti.

Secondo le autorità di Bengasi si tratterebbe soltanto di giovani calciatori in cerca di fortuna e non di veri e propri killer, i quali hanno organizzato un viaggio della speranza in cui sono morte 49 persone. Da anni le loro famiglie in Libia stanno chiedendo la loro scarcerazione, sostenendo che sono soltanto giovani atleti che sognavano di giocare in Germania. Pochi giorni fa alcuni uomini, donne e bambini si sono presentati nel porto di Bengasi chiedendo a gran voce di liberare gli “atleti” libici.

L’Italia chiede aiuto alla Russia e agli Emirati per sbloccare l’impasse

È indubbia la continua pressione che la Farnesina sta esercitando per sbloccare lo stato delle cose e liberare i 18 pescatori. Di questa vicenda il ministro Di Maio ha discusso in questi giorni con il collega degli Emirati Abdullah bin Zayed Al Nahyan e poi con l’omologo russo Sergei Lavrov. Dunque l’Italia si ritrova a dover chiedere aiuto ad altri stati per risolvere questa impasse in un paese martoriato come la Libia, il quale è stato un nostro alleato dal Comunicato congiunto Dini-Mountasser del 1998 in poi.

Successivamente con la stipula del trattato di Bengasi, si creerà un rapporto di amicizia e cooperazione tra lo stato italiano e il regime di Gheddafi. Sono innegabili gli attriti iniziali dopo la confisca dei beni italiani nel 1970 e le richieste libiche di risarcimento per danni coloniali e di guerra. Un altro momento di forte tensione si è raggiunto nel 1986, a seguito dell’attacco americano a Tripoli e Bengasi e all’attacco missilistico libico contro Lampedusa.

Successivamente, con l’esportazione della democrazia per opera dell’Occidente e il crollo del socialismo arabo, la Libia è definitivamente entrata nell’occhio del ciclone di una terribile crisi. Di certo la diplomazia italiana durante il periodo delle cosiddette “Primavere arabe” ha dimostrato tutta la sua schizofrenia tra discorsi ufficiali, conciliatori con i vari regimi arabi, e i successivi allineamenti alle posizioni comuni UE.

Il commento del Presidente della quarta Commissione Gianluca Rizzo

Preoccupata legittima apprensione” viene espressa dal Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati Gianluca Rizzo, in merito al sequestro dei 18 pescatori. “Gli equipaggi dei pescherecci Antartide e Medinea – afferma Rizzo – sono stati trattenuti illegalmente da parte di queste forze libiche. Non si tratta solo dell’annosa questione sullo sfruttamento dell’acque internazionali in questa zona del Mediterraneo, qui stiamo assistendo a qualcosa di più complesso in una situazione, quella libica, in cui finalmente si stava profilando uno sbocco negoziale della crisi“.

Il Presidente Rizzo invita comunque a “fidarsi del lavoro che stanno facendo la nostra diplomazia e la Farnesina, che, come capita in questi casi, si sta muovendo senza fare troppo clamore che invece può diventare controproducente“. “Per Rizzo “anche questa vicenda dimostra l’urgenza di una riconciliazione nazionale del popolo libico e di un processo che porti ad un governo pienamente riconosciuto da tutte le parti in causa. Lavoriamo per avere una Libia stabile, in grado di rispettare i diritti umani e quello internazionale, evitando per questa via che episodi come il sequestro dell’Antartide e Medinea abbiano ancora a ripetersi“.


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