Grandine al nord e incendi in Sardegna, cosa sta succedendo al nostro clima?

L'Italia è divisa tra il grande caldo e i fenomeni temporaleschi estremi.

La Sardegna brucia. Nelle scorse 48 ore la forte ventilazione sciroccale ha causato l’espansione di numerosi incendi, tra cui alcuni di origine dolosa, che hanno distrutto migliaia di ettari di macchia mediterranea, hanno ucciso tantissimi animali e danneggiato alcuni centri abitati. Nell’oristanese, l’incendio più grande degli ultimi 100 anni in Sardegna, 20mila ettari di vegetazione non esistono più e ci vorranno svariati anni perché tutto ritorni come era prima.

La pianura padana in questi giorni è terreno di sviluppo di isolati ma imponenti temporali, alcuni di natura supercellulare. I danni sono causati soprattutto dalla grandine, che è caduta abbondante in alcune frazioni, ma anche dalle forti e improvvise raffiche di vento che precedono il temporale. I chicchi di grandine, talvolta molto grossi, hanno distrutto le coltivazioni, annullando i futuri raccolti.

Quelle che ho brevemente descritto sono due situazioni che si presentano sempre più spesso sul nostro Paese, che si trova diviso tra ondate di aria rovente e passaggi temporaleschi di forte intensità. Dal punto di vista fisico è chiarissima la relazione tra l’aumento delle temperature e l’incremento del numero dei fenomeni estremi (anomalie termiche positive, maggior energia potenziale a disposizione, fenomeni atmosferici più intensi), meno chiara e di certo non spiegabile in poche centinaia di parole è invece l’interpretazione in termini climatici del ripresentarsi di queste situazioni.


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