Gli itinerari eroici della Sicilia tra campioni mitologici e santi

La Sicilia è entrata nel mito del viaggio mediterraneo con i racconti di Odisseo, Alfeo e Aretusa, Eracle, i giganti Porfirione ed Encelado. Le leggende apostoliche sono subentrate negli spazi aperti dai miti greci. Gli itinerari eroici con la Sicilia come intermezzo o destinazione finale rimarranno scolpiti ad imperitura memoria sulle rocce della nostra isola.

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Itinerari eroici della Sicilia tra Paolo di Tarso e Odisseo

La Sicilia è entrata nel mito del viaggio mediterraneo con i racconti di Odisseo, Alfeo e Aretusa, Eracle, i giganti Porfirione ed Encelado. La Sicilia bizantina, negli stessi passaggi aperti dalla mitologia greca, si apriva all’impatto delle leggende apostoliche grazie al posizionamento geografico della nostra isola tra Roma e Gerusalemme. Si trattava dei due poli entro cui si compose la storia del primo cristianesimo. All’interno della direttrice tra i due punti si svolse la vicenda conclusiva di Paolo di Tarso, uno dei tanti itinerari eroici dei quali discuteremo.

Il tormentato viaggio marittimo – da prigioniero – che l’Apostolo delle genti aveva condotto dal porto di Cesarea a Roma nell’anno 61, con tappa a Siracusa, costituiva un buon appiglio per sostenere il ruolo eminente che l’isola avrebbe avuto nella diffusione della fede cristiana in Occidente. Ai rinomati transiti reali e agli scambi commerciali al largo delle coste e all’interno dei porti siciliani, si accordava una rappresentazione leggendaria interna al sentire dell’epoca. Essa fu abbozzata con zelo dal clero bizantino di Sicilia.

Pancrazio, che avrebbe conosciuto Cristo di persona, sarebbe giunto in Sicilia nell’anno 39 su mandato dell’apostolo Pietro. Da vescovo di Taormina avrebbe convertito una gran quantità di pagani, incluso il prefetto della città. Per questo motivo sarebbe stato martirizzato. Nel medesimo anno un altro cristiano di Antiochia, Marciano, sarebbe stato mandato da Pietro a Siracusa con il compito di gettare le basi, da vescovo, per l’evangelizzazione della Sicilia. Nonostante l’assenza di un effettivo sostegno della tradizione cristiana, la geopolitica siracusana era tuttavia a favore di Marciano.

Siracusa, seppur lontana dai fasti della polis, era rimasta un crocevia importante per l’impero bizantino. Con determinazione, al crepuscolo del VII secolo, quel soggiorno nell’isola, fino al martirio, poté essere fissato in un Encomio bizantino. La Chiesa romana sconfessò il manoscritto intorno al IX secolo, ma mutò successivamente opinione durante il pontificato di Leone X nel XVI secolo. Le rivendicazioni delle origini apostoliche della Chiesa siciliana non finiscono qui. Un compito analogo di evangelizzazione Pietro lo avrebbe conferito a Berillo, presule di Catania a partire dall’anno 42.

Questo culto si dimostrò più dimesso rispetto a quello siracusano e Berillo non poté essere registrato come martire. La tradizione di questo santo appare d’altra parte tardiva, avendo avuto il suo esordio ufficiale negli Analecta Hymnica Graeca del IX secolo. È quindi probabile che si fosse avviata per contagio, perché le Chiese di Siracusa e Taormina avevano guadagnato molto dal culto dei loro primi vescovi. Le reliquie di San Pancrazio attiravano pellegrini da tutta l’isola e così sarebbe stato a lungo.

La commistione tra mito e realtà

Il tema eroico del viaggio lungo il Mediterraneo, passato dall’elaborazione greca di Odisseo a quella latina di Enea, finiva con il trovare in sostanza delle corrispondenze nei percorsi più o meno leggendari del cristianesimo delle origini. In questo quadro di aggiornamenti, è interessante notare come eroi delle mitologie classiche trovassero conferme, nell’isola, nell’agiografia dei santi. Un caso rappresentativo è quello di Filippo, monaco di origine siriaca, vissuto probabilmente nel V. Da Eusebio si apprende che questo campione della cristianità si stabilì ad Agira per evangelizzare il centro della Sicilia e scacciare i demoni che vi abitavano.

Agira è la stessa città in cui si era formato sin dal VI secolo a.C. il mito del passaggio di Ercole nell’isola. Ercole, accompagnato dal suo commilitone Jolao, al termine delle dodici prove avrebbe edificato in quel sito il tempio al dio Gerione. Nello stesso luogo l’eroe avrebbe realizzato una grande cisterna che, secondo la tradizione cristiana, dopo l’arrivo di Filippo sarebbe divenuta una fonte battesimale. Si riteneva che quelle acque fossero in grado di scacciare gli spiriti malefici del luogo e di guarire i malati di epilessia e di rabbia. Il monaco siriaco, che avrebbe posseduto poteri taumaturgici, diveniva così il patrono della città.

La leggenda conobbe un vigore straordinario, tale da garantire un privilegio alle élites religiose legate ai luoghi e agli istituti del santo. Dotato di scriptorium e di una vasta proprietà fondiaria, il cenobio di s. Filippo di Agira divenne meta di un intenso pellegrinaggio e sopravvisse alla dominazione araba perché rispettato dagli stessi emiri aghlabidi, fatimidi e kalbiti che governarono l’isola.


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