Giuseppe Tusa e il ricordo di quei giovani che non ci sono più

Sono tanti i giovani che hanno perso la vita in questi anni e che rivivono nel ricordo di tutti. Da Giuseppe Tusa a Marco Salmeri al Maggiore La Rosa.

Sono trascorsi quasi 8 anni da quel terribile incidente sulla torre piloti del porto di Genova. In quell’incidente persero la vita 9 persone, era il 7 maggio 2013. Tra i morti anche il milazzese Giuseppe Tusa, giovane molto attivo nella movida del messinese come deejay e produttore.

Adele Chiello, la mamma di Giuseppe Tusa,  ha lottato con dignità per veder condannato l’ammiraglio Angrisano a tre anni. L’ex comandante della Capitaneria di porto di Genova ed ex comandante generale della Capitanerie è stato condannato nell’ambito del processo sulla collocazione della torre piloti, la struttura crollata il 7 maggio 2013 per l’urto della Jolly Nero provocando la morte di nove persone.

Gli imputati sono ex progettisti, datori di lavoro e dirigenti che approvarono il progetto della torre. Il processo sulla costruzione è nato grazie alla tenacia della mamma di Giuseppe Tusa, una delle vittime. La procura aveva inizialmente chiesto l’archiviazione ma la donna si era opposta e il gip aveva ordinato al pm nuovi accertamenti.

Non ho mai conosciuto la madre di Giuseppe ma conoscevo Giuseppe ed era un ragazzo molto socievole e ben voluto da tutti. Spesso litigavamo per politica sui social per poi ritrovarci la sera in qualche locale dove lui suonava a scherzarci su. L’ultima volta che ci siamo incontrati fu proprio una serata di aprile a Capo d’Orlando, lui suonava al Circoletto. Una serata molto divertente in cui tanti, di Milazzo, ci eravamo ritrovati lì “fuori sede”. Si era preoccupato di farci entrare tutti perché “venivamo da Milazzo”. La sua vicenda, come quella di altre giovani vittime, ha segnato la nostra memoria di giovani. Come per il Maggiore Giuseppe La Rosa di Barcellona o Marco Salmeri a Milazzo. Con Marco ci giocavo in spiaggia, io in porta lui a farmi i tiri da 50 metri con l’effetto, sotto le ex Cupole. Sono giovani vite spezzate che rivivono nel ricordo di ognuno di noi.

Noi giovani abbiamo anche il dovere di ricordare la loro memoria e onorarla. E portare quel ricordo ad altri giovani affinché si crei una catena della memoria che unisca nel tempo diverse generazioni. Il senso? Ricordarci che la giovinezza non è eterna e non è invincibilità. E che spesso dovremmo essere più grati alla vita.

 


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