Emergenza rifiuti in Sicilia, col senno di poi i termovalorizzatori sarebbero serviti

I Termovalorizzatori sono stati il chiodo fisso degli ambientalisti ma oggi avrebbero giocato un ruolo chiave nella gestione dell'emergenza rifiuti siciliani

Attualmente in Italia la stragrande maggioranza dei rifiuti non viene riciclata ma portata in discarica: facendo una media tra le varie grandi città della nostra penisola la percentuale si aggira attorno al 75%.

I vantaggi del termovalorizzatore

Il problema principale è quello di eliminare i rifiuti e sicuramente le nostre discariche ne traggono vantaggio. Fino a pochi anni fa l’alternativa ai termovalorizzatori era lasciare i rifiuti nelle discariche. Tra le problematiche principali che queste presentavano, specialmente quelle più datate, ma non solo, l’inquinamento del territorio e soprattutto delle falde acquifere in quanto il fondo non era opportunamente isolato dal terreno.

I termovalorizzatori sono costantemente monitorati e i fumi che vengono rilasciati nell’ambiente non risultano nocivi come in passato. Gli attuali termovalorizzatori grazie al grande calore prodotto e tramite apparecchiature appropriate, possono ricavare energia elettrica dalla fase di combustione. Alla fine quindi si ottiene un recupero di energia.

Un chilo di rifiuti può tenere acceso un pc al giorno

Il termovalorizzatore utilizza una fonte energetica sempre disponibile ed uniformemente distribuita sul territorio e recupera l’energia contenuta nei rifiuti che altrimenti andrebbe sprecata. Con un chilogrammo di combustibile utilizzati, l’impianto produce l’energia necessaria per far funzionare:

– il nostro frigorifero per oltre 4 ore
– il nostro forno elettrico o la nostra lavatrice per circa 30 minuti
– il nostro ferro da stiro per quasi 1 ora
– il nostro computer o la nostra televisione per circa 7 ore e 30 minuti
– una lampada da 100 W per 8 ore

I rifiuti di un cittadino italiano sono in media 500 kg all’anno, mentre il consumo di energia elettrica medio di una persona, è intorno a 2,7 kwh/g. Bruciando opportunamente i rifiuti, si può fornire quasi il 45% di energia elettrica necessaria per ogni cittadino.

Perché in Sicilia la gestione rifiuti è incastrata

Le discariche tramite la gestione diretta sono state la spada di damocle di tutte le amministrazioni regionali, anche di quella attuale. Nonostante in molti comuni la percentuale di differenziata sia superiore al 50%, nelle grandi città si resta sotto il 30%. Palermo, Messina, Siracusa e Catania, quest’ultima che addirittura secondo i dati della società che gestisce il ciclo dei rifiuti, è all’8,19%.  La raccolta differenziata cresce in Sicilia ma rimane tra le più basse d’Italia. 

Le discariche siciliane al collasso

Le discariche sono sature – l’ottava vasca di Bellolampo non è ancora attiva – mentre quella di Motta nel catanese è ormai satura. Si va avanti a deroghe e proroghe ma la situazione è oltre l’emergenza. Ecco perché i ritardi. Lo sblocca Italia di Renzi aveva previsto in Sicilia la costruzione di due termovalorizzatori mai avviati. Una situazione che avrebbe consentito di creare energia e di eliminare quella grande frazione di indifferenziato che riempie le discariche.

Il muro degli ambientalisti

Per gli ambientalisti con la sindrome di Nimby è un no secco. Ma senza adeguati impianti di compostaggio per il trattamento dell’umido – è dagli anni 90 e dalle vacche sacre degli Ato che queste dovevano essere avviate – e di trattamento dell’indifferenziato la situazione non cambierà. Se ci fossero stati due termovalorizzatori siciliani – o 6 più piccoli come prevedeva Musumeci – oggi non vivremmo l’emergenza. Anche potenziando il ciclo della differenziata la quota di indifferenziato resterebbe, gli ambientalisti devono prenderne atto.

I termovalorizzatori sono sicuri – senz’altro meno impattanti delle discariche – restituiscono energia e danno lavoro e risolvono un problema chiave per la Sicilia. Bisogna che se ne parli e che si abbatta il muro ideologico (e demagogico) ambientalista perché questo tipo di impianti esistono in tutta Europa e sono una risorsa.

Una opportunità che non abbiamo capito

Chi scrive era in prima fila tre anni fa a protestare contro il termovalorizzatore del Mela. Oggi però davanti alle montagne di rifiuti per strada, davanti al pantano burocratico e a un problema che non si vuol risolvere, è tempo di togliersi i prosciutti dagli occhi e di essere pragmatici. E’ stato un errore non prendere in considerazione questa opportunità. Solo gli sciocchi non cambiano idea.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo