Embargo petrolio: diecimila lavoratori della Isab di Priolo rischiano di finire per strada

Diecimila lavoratori della raffineria Isab rischiano di rimanere per strada dopo l'embargo del petrolio deciso dall'Unione Europea. Nessuna reazione da parte del governo

Isab

L’Isab rischia di chiudere

L’embargo del petrolio deciso a Bruxelles dall’Unione Europea rischia di lasciare per strada diecimila lavoratori della raffineria di Priolo. A pochi passi da Siracusa potrebbe consumarsi una delle tragedie economiche e sociali più devastanti dal secondo dopoguerra. La raffineria ha una capacità effettiva di produzione di oltre 19,4 milioni di tonnellate di petrolio. Numeri titanici, visto che l’Isab di Priolo – da sola – produce il 22% del totale nazionale e vale un punto di Pil della Sicilia. Essa è di proprietà del socio unico Litasco Sa con sede in Svizzera, a sua volta controllato dalla compagnia petrolifera russa Lukoil. Sin dalle prime battute della guerra, la raffineria Isab ha avuto difficoltà ad ottenere credito dalle banche per acquistare il prodotto greggio da raffinare. Nonostante la Isab sia italiana, le banche non si sono mai esposte per evitare collusioni con la capogruppo di un cliente che avrebbe potuto ricevere delle sanzioni.

A causa di queste difficoltà, i dirigenti della raffineria hanno deciso di azzerare gli acquisti sul mercato e di far salire al 100% la quota di prodotto greggio acquistato da Lukoil via mare. L’aumento delle importazioni – paradossale per le scelte adottate dal governo – ha condotto ad un incremento di quattro volte superiore dei volumi di barili al giorno. Ciò è avvenuto dal mese di febbraio in poi. Le nuove sanzioni non colpiscono Lukoil in particolare, ma il sistema di import di petrolio dalla Russia. Con tale divieto, la raffineria Isab si ritroverebbe impossibilitata ad aprire i battenti. L’industria di Priolo resterebbe chiusa fino al prossimo approvvigionamento, se mai dovesse arrivare. Ciò devasterebbe l’economia siciliana lasciando per strada diecimila lavoratori in un’area già economicamente disastrata come la Sicilia.

Oltre al personale licenziato, vi sarebbe il problema dell’aumento dei prezzi. Con la chiusura della raffineria Isab andrebbero a mancare 10 milioni di tonnellate di prodotto raffinato. Ciò porterebbe ad un aumento vertiginoso del prezzo della benzina e a una carenza fisica di diesel ed altri prodotti. Ovviamente non è arrivata nessuna reazione da parte di Giorgetti, né in generale dal Governo. Quale sarebbe la soluzione migliore? Nazionalizzare parzialmente tramite Invitalia? Coinvolgere l’Eni? Serve una scelta immediata da difendere contro Bruxelles. Diversamente la Sicilia sprofonderebbe ancor di più portandosi con sé tutto lo stivale.


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