Duemila anni di fake news: il caso Nerone e la pantoclastia odierna

Contra principia negantem non est disputandum. Il caso Nerone e la pantoclastia odierna si incontrano dopo duemila anni di "fake news".

Nerone

Il potere offusca la verità: il caso Nerone

Gli spunti offertici dall’era nella quale stiamo vivendo ci offrono una lunga serie di possibili comparazioni da approfondire. Il metodo più consono, affinché non si scada nella tipica retorica da manuale, è quello di tentare uno sfondamento del “velo” costruito ad hoc dal potere in atto durante quel dato periodo storico. Il caso dell’imperatore Nerone è emblematico. Esso costituisce un campo d’indagine fondamentale da dover elucubrare per carpire i meandri della tragica situazione attuale.

La storiografia antica di rango senatorio – della quale Tacito e Svetonio ne sono i padri – ha costruito una vera e propria “leggenda nera” intorno alla figura di Nerone. Di ciò che riuscì a compiere Lucio Domizio Enobarbo, oggi se ne sa davvero poco. Purtroppo, se ne conoscono soltanto le malefatte. Ma siamo realmente sicuri che il nativo di Ostia sia stato soltanto un tiranno e un mero omicida?

Tacito e Svetonio sono soltanto la punta dell’iceberg. Basti pensare ai film provenienti da Hollywood, uno su tutti “Quo vadis” del 1951. Dunque, al giorno d’oggi, è necessario capire che le “fake news” non sono un nuovo nemico. Esse hanno radicato le proprie radici già dai tempi di Nerone. Di certo vi sono altri innumerevoli casi originatisi prima di Roma, ma visti gli ultimi eventi, il caso di Lucio Domizio Enobarbo è sicuramente il più emblematico.

L’abbattimento del colosso dell’Anfiteatro Flavio: pantoclastia antica

Quando il potere si trova a dover affrontare un nemico audace, tenace e colto, la condanna è dietro l’angolo. Nemmeno quel colosso che diede il nome all’Anfiteatro Flavio poté bastare a Nerone per sopravvivere alla damnatio memoriae. La tradizione incolpa i cristiani dell’abbattimento, altri pensano che la causa sia da ricercare in una calamità. Sta di fatto che non è possibile, ad oggi, trovare una statua di Nerone nel mondo.

Soltanto un busto di Nerone del XVII secolo – del quale soltanto il volto è antico – sopravvive all’interno della “Sala degli Imperatori” dei Musei Capitolini. Quel poco che ci resta dell’imperatore è possibile ritrovarlo anche in qualche moneta o in una statua ad Anzio. Il caso della cittadina sul litorale laziale è davvero curioso. Quando la statua fu inaugurata presso la villa sul mare del princeps, al sindaco Bruschini venne chiesto se fosse stato effettivamente tranquillo della sua scelta.

Tra lo stupore generale si scomodò anche The Times, da Londra, il quale chiese al sindaco Bruschini il perché di quella sua scelta. Secondo il quotidiano britannico, la scelta del Sindaco non ha avuto parecchio senso, poiché Nerone è un personaggio di cattiva fama. Qui arriva il quasi scacco matto di quella storiografia testé nominata. In duemila anni di storia, il loro tentativo di sporcare la figura dell’imperatore è perfettamente riuscito.

La rivalutazione sulla figura di Nerone

Sul caso Nerone gli storici ne hanno scritte di cotte e di crude. È molto interessante l’opera di Massimo FiniNerone. Duemila anni di calunnie“. Lo scorticamento di duemila anni di storiografia a senso unico operato da Fini è degno dei più grandi onori. La politica dell’imperatore di Anzio era orientata verso il sostegno ai ceti popolari e proprio per questo motivo si attirò addosso le ire dell’aristocrazia.

Con la svalutazione delle monete d’oro e d’argento, Nerone aumentò la liquidità e andò ad erodere la ricchezza del ceto aristocratico improduttivo. Diminuì il prezzo del grano sul mercato per non regalarlo a pochi e venderlo salato a molti. In politica estera si dimostrò poco incline all’aggressione sul fronte britannico e orientale. Alla vita militare, egli preferì gli agoni sportivi e artistici.

Su queste determinate scelte dell’imperatore, Tacito e Svetonio costruirono un ritratto tanto nero quanto mistificante di Nerone. Quando la letteratura storica cristiana cominciò a contare qualcosa, la figura di Nerone venne totalmente cristallizzata secondo i dettami dei due storici precedentemente elencati. Fu l’immagine di Roma in fiamme a condannare definitivamente l’imperatore alla damnatio memoriae.

Anche senza social o tasti atti a condividere “fake news“, Nerone è stato tagliato fuori dalla storia che edifica. Purtroppo per coloro che si sono divertiti a sporcare la figura dell’imperatore, negli ultimi anni quest’ultima è stata rivalutata. Basti pensare all’opera teatrale di Edoardo Sylos Latini. Al suo interno, Nerone emerge come un eroe popolare, spina nel fianco dei poteri forti rappresentati dalle famiglie aristocratiche romane del I secolo d.C. .

Il caso Nerone è più attuale che mai

I tentativi odierni riguardanti la volontà di codesti facinorosi di voler cancellare la storia, ben si riflettono con ciò che è stato testé detto. Basterebbe una lettura approfondita di Orwell o di Chomsky per capire la deriva antropologica alla quale si sta sottoponendo l’Occidente. Forse al cospetto della stupidità umana ogni commento è davvero inutile e superfluo. “Contra principia negantem non est disputandum” si diceva un tempo.

Con questo principio della logica ci si riferisce agli acefali che stanno distruggendo le statue in giro per il mondo. Essi credono di essere dalla parte del bene e del progresso delle umane sorti. Quando, invero, sono soltanto degli utili idioti che nemmeno sanno di esserlo. Sono perfettamente utili a quel potere nichilista e pantoclasta, il quale vuole distruggere ogni simbolo culturale per far sì che la “forma merce” possa scorrere indisturbata in ogni angolo del mondo e della coscienza senza incontrare resistenze di ordine culturale tradizionale e valoriale.

Non si combatte contro la schiavitù e il razzismo abbattendo le statue, dalle quali potremmo apprendere molto. Gli stolti disprezzano la storia e sono condannati a riviverla proprio perché non la conoscono, non la rispettano e la trattano in modo suddetto. Come l’Isis ha distrutto Palmira – e quindi Roma – le odierne zucche vuote abbattono le statue di Colombo e Hume. Dipendesse da questi stolti senz’anima, bisognerebbe abbattere il Colosseo e le piramidi egizie poiché simboli dell’antica schiavitù.

Ma la vera cosa da abbattere è la stupidità di costoro. La stupidità è sempre stata presente in ogni fase storica, ma mai prima di oggi si era elevata al comando. La prova sta nel fatto che chi oggi pronuncia dure parole contro costoro, costui appare lui stesso come un pazzo e un indegno. La storia sta dalla parte di questi stolti poiché sono funzionali al regime capitalistico della produzione.

Il mondo “arcobaleno” dietro al quale si nasconde il grigio del nichilismo della forma merce di cui costoro sono squallida espressione.


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