Capo d’Orlando, il Coconut chiude la stagione con zero serate e zero incassi

La storica discoteca Coconut chiude i battenti per questa stagione con zero serate, zero incassi e oltre 5000 euro spesi per l'arredo e la manutenzione.

Coconut

All’infuori del lavoro tutto era vietato, camminare per strada, distrarsi, cantare, ballare, riunirsi…” scriveva Orwell nel suo celeberrimo 1984. Nel caso del Coconut e di tutte le altre discoteche siciliane non è andata proprio così. Mentre i lidi balneari e i chioschi con bar hanno lavorato regolarmente organizzando serate con musica e ballo, le discoteche con regolare licenza – al contrario – sono rimaste chiuse. È il delirio della burocrazia con la quale gli stati muoiono

La mia discoteca quest’anno chiude senza avere mai aperto. Come ogni anno, all’inizio di settembre stiamo ‘smontando’ gli arredi e gli impianti con la differenza rispetto al passato che quest’anno, per la prima volta, chiudiamo la stagione con zero serate e zero euro di incasso“. Chi afferma ciò è il titolare del “CoconutGianfranco Bottino. La sua discoteca è uno dei punti di riferimento della movida estiva dell’intera Sicilia orientale dal 1993. Con 1500 posti all’aperto, il Coconut è da ben 28 anni la meta prediletta da tantissimi giovani e non di tutta la provincia.

Proprio per le caratteristiche della discoteca ogni anno sono necessari diversi interventi di manutenzione e di ‘arredo’ prima dell’apertura – aggiunge Bottino – dall’impianto audio alle luci, dalle attrezzature per il bar alla potatura delle tante piante che abbiamo all’interno, giusto per fare alcuni esempi. Per questo motivo siamo stati ‘costretti’ a prepararci in anticipo nel caso che il governo, come ha fatto in diverse altre occasioni in passato a proposito delle ‘norme Covid’, avesse dato con poco preavviso, magari in piena estate, il via libera all’apertura delle discoteche. Cosa che alla fine, però, non è avvenuta. Così adesso svuotare il locale a fine estate, senza averlo mai aperto, è surreale“.

Oltre allo schiaffo morale, è arrivato anche il danno economico. Per la manutenzione, l’arredo e la rimozione delle attrezzature il costo si aggira sui 5000 euro.

Soldi che ho letteralmente gettato al vento per una stagione che per la mia discoteca non è mai partita. Onestamente mi aspettavo che i tanti politici e rappresentanti del territorio che ogni anno venivano a trascorrere serate nel mio locale facessero qualcosa per chi si è trovato nella mia stessa situazione, così come hanno fatto per altre categorie travolte dalla crisi Covid. Ma di tutti loro, quest’anno, non si è fatto vivo nessuno“.


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