Bruno Vespa e quell’elogio a Mussolini che infiamma la Sinistra

Bruno Vespa presenta il suo nuovo libro sul fascismo e sulla figura di Mussolini. La Sinistra attacca le sue ricerche, ma la storia parla chiaro.

Bruno Vespa

No, in Italia non si può discutere di storia. Anzi, guai a lasciarsi scappare qualche elogio al Duce. Perché l’italiano medio, il quale si sente emancipato e cittadino del mondo, in realtà vive ancora nella censura indetta dalla Chiesa dal XVI secolo in poi. “Mussolini? Ebbe un grande consenso in Italia e all’estero per le sue opere sociali“. Niente di più vero, caro Bruno Vespa, ma certe dichiarazioni non possono essere fatte nel nostro Paese, altrimenti – com’è difatti avvenuto – apriti cielo. Sui social è scattato un vergognoso linciaggio nei suoi confronti, come era già accaduto nei confronti di Leali.

L’ironia di Bruno Vespa contro la becera ignoranza

L’anno prossimo parlerò male di Mussolini“, ha affermato Vespa. L’ironia che punge i beceri attacchi mossi dall’ignoranza della Sinistra. Il conduttore di Porta a Porta ha ritenuto corretto specificare la sua posizione rispetto ai vari aspetti del fascismo: “È indiscutibile la brutalità del fascismo, ma lo è anche lo straordinario consenso che tra il 1926 e il 1936 Mussolini ebbe in Italia e all’estero“. In un altro intervento sempre sui suoi social, Bruno Vespa ha precisato alcune referenze:

“A proposito delle polemiche successive a mie affermazioni ieri ad Agorà sugli anni del consenso a Mussolini, vorrei innanzitutto presentare alcune referenze – esordisce Vespa – Negli anni scorsi ho curato al Vittoriano due mostre sulle leggi razziali con Marcello Pezzetti, lo storico italiano più autorevole della Shoah. Ho accompagnato l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella visita a una di esse. Nel mio documentario sul 1948 trasmesso dalla Rai ho ripercorso con Liliana Segre lo strazio della sua deportazione. E così via.” 

Il nuovo libro di Bruno Vespa “Perché l’Italia amò Mussolini (e come è sopravvissuta alla dittatura del virus)” è soltanto il secondo di una trilogia apertasi con l’altro libro “Perché l’Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare)“. Nel libro appena uscito non viene taciuta alcuna delle brutalità del regime. La soppressione dell’opposizione, l’arresto e il confino degli avversari politici e le “leggi fascistissime“. Questi sono fatti indiscutibili. Ma lo è anche lo straordinario consenso ottenuto dal Duce.

Così si infanga il lavoro di Renzo De Felice e di altri grandi eruditi

Il primo ad affrontare il tema dell’operato del Due fu il celeberrimo storico liberale Renzo De Felice. A causa di questo suo studio venne ripagato con due bombe incendiarie contro la sua casa. Lo stesso Emilio Gentile spiega che “l’elemento costante del mito fu la presenza nella personalità di Mussolini di un fascino carismatico e di eccezionali qualità pubbliche“. Lo stesso Churchill si diceva “affascinato” da Mussolini. Il presidente americano Roosevelt ammetteva di tenersi “in stretto contatto con quel gentleman italiano“.

Gandhi considerò “un avvenimento storico” l’aver preso una tazza di the con il Duce a villa Torlonia. Rexford Tugwell, l’uomo più a sinistra dell’amministrazione Roosevelt, diceva che “il fascismo è la macchina sociale più scorrevole e netta, la più efficiente che io abbia mai visto“. All’interno della sua opera, Bruno Vespa analizza anche i difficili rapporti tra Mussolini e Hitler. Gli anni 30 rappresentano il periodo in cui Mussolini era in rotta con Hitler e difendeva gli ebrei.

All’interno dei “Colloqui” di Emil Ludwig, nei quali il grande giornalista tedesco racconta testualmente delle sue conversazioni col Duce, Mussolini disse: “L’antisemitismo non esiste in Italia. Gli ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini e come soldati si sono battuti coraggiosamente“. Erano gli anni in cui il capo del movimento sionista Chaim Weizmann andò a chiedergli interventi rassicuranti presso Hitler ed erano anche gli anni in cui ufficiali ebrei vennero accolti alla Scuola marittima di Civitavecchia per fondare la marina militare israeliana.

Le opere economiche e sociali del Ventennio

Carlo Rosselli, giornalista antifascista costretto all’esilio e successivamente ucciso in Francia, scrisse che: “La forza bruta da sola non trionfa mai. Ha trionfato (il fascismo, ndr) perché ha toccato sapientemente certi tasti ai quali la psicologia media degli italiani era straordinariamente sensibile. Il fascismo è stato in un certo senso l’autobiografia di una nazione che rinuncia alla lotta politica, che ha il culto dell’unanimità, che rifugge dall’eresia, che sogna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo”.

Ovviamente Mussolini non conquistò la benevolenza degli italiani esclusivamente con i tratti più violenti del fascismo. Le opere economiche e sociali del Ventennio furono indubbiamente tra le più rilevanti della storia italiana. Alberto Beneduce, socialista e massone, ha creato l’Iri, l’Imi, il Crediop, la Stet, la Finsider. Essi hanno retto l’economia italiana fino a poco fa o che, nel caso Fincantieri, ancora prosperano.

Fu il fascismo ad operare le grandi bonifiche (vd. il caso dell’Agro Pontino), a fondare l’INPS con i vari ammortizzatori sociali e a promuovere la settimana lavorativa di quaranta ore. Inoltre si costituì l’Opera nazionale per la maternità e l’infanzia, l’Opera nazionale dopolavoro che arrivò a contare cinque milioni di iscritti. Senza dimenticare le colonie marine per i bambini che non avevano mai visto il mare.

Nessuna dittatura sarà mai accettabile, ma bisognerà pur capire perché gli italiani si sono tenuti per vent’anni un signore che li avrebbe poi trascinati nel baratro. E al baratro, cominciato con le orride leggi razziali, sarà dedicato il prossimo libro“, conclude Bruno Vespa.


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