Addio a Peppino Rotunno, fece rivivere a Milazzo la magia de “Il Gattopardo”

45 anni fa curò tra le ville del Capo ed il Castello la fotografia dello sceneggiato RAI “Alle origini della mafia”, oggi visionabile su Youtube.

La facciata posteriore di Villa Paradiso con Katharine Ross sull'uscio intenta ad accogliere Tony Lo Bianco appena sceso dalla carrozza

Sui TG nazionali di ieri è stato dato ampio risalto alla scomparsa di Peppino Rotunno, leggendario direttore della fotografia di Cinecittà ed Hollywood, collaboratore di registi del calibro di Fellini e Visconti, candidato all’Oscar nel 1980 per All that jazz di Bob Fosse. Tredici anni dopo le raffinate riprese de Il Gattopardo di Luchino Visconti, pellicola densa di richiami figurativi alla pittura ottocentesca, ebbe modo di riproporre quelle affascinanti suggestioni cinematografiche proprio a Milazzo, sul set di uno sceneggiato televisivo RAI – che oggi preferiremmo indicare col temine “fiction” – ambientato al Capo in una delle dimore aristocratiche dei nostri gattopardi.

 

Katharine Ross, dalla fuga con Dustin Hoffman a nobildonna siciliana in cerca di giustizia

La panoramica Villa Paradiso dei Bonaccorsi fu la location scelta dal regista Enzo Muzii per le riprese di Alle origini della Mafia, cinque episodi autonomi andati in onda sulla seconda rete Rai tra il 19 novembre ed il 17 dicembre 1976, una co-produzione internazionale con la Gran Bretagna che schierava una lista impressionante di collaboratori culturali ed artistici, da Leonardo Sciascia ad Eric Hobsbawm, da Roberto Ciuni a Rotunno e Nino Rota, cui fu affidata la colonna sonora, reduce anch’egli dal successo de Il Gattopardo.

Cinque episodi per raccontare l’evoluzione del fenomeno mafioso sin dal Cinquecento, nell’ultimo dei quali, intitolato L’omertà ed ambientato intorno al 1876, Katharine Ross (la sua fuga in abito da sposa con Dustin Hoffman ne Il Laureato di 9 anni prima rimarrà nella storia del cinema) viene affiancata sul set milazzese da Renzo Montagnani, Claudio Gora, Tony Lo Bianco e Paolo Bonacelli, tutti alloggiati assieme al resto della troupe all’hotel Residenzial di piazza Nastasi.

 

L’elegante Villa Paradiso diventa set cinematografico

L’ing. Alberto Bonaccorsi aveva appena 15 anni quando vide trasformarsi i luoghi della sua infanzia in set cinematografico: «mio padre acconsentì a qualche giorno di assenza dal Ginnasio affinché potessi seguire gran parte delle riprese, girate in autunno». Scorrendo le inquadrature riproposte online al link https://www.youtube.com/watch?v=L3xZOBJdbeo è tutto un susseguirsi di piacevoli ricordi e di gustosi aneddoti. «La scena girata con Katharine Ross e Tony Lo Bianco nella sala da pranzo di Villa Paradiso – al 30° minuto della versione Youtube – fu ripetuta fino alla nausea. Fu lo sceneggiatore a comporre a parete quel nostro servizio di piatti che si vede alle spalle di Lo Bianco: da allora non lo abbiamo mai rimosso, continua a fare bella mostra accanto all’angoliera piattaia in legno immortalata nelle riprese. Il dialogo tra la Ross e Lo Bianco, al minuto 33, si svolse invece al piano superiore, nella mia camera: l’attore è disteso sul letto in rame con pomi di cristallo che mio padre anni dopo avrebbe fatto trasferire altrove. Quella del minuto 25, con la Ross seduta davanti allo specchio, è invece la camera matrimoniale collocata nella porzione nord della villa, quella stessa camera in cui venni al mondo nell’estate del 1960».

 

Il tappezziere milazzese Don Ciccio Vitale corteggiato da Cinecittà

L’ingegnere è un fiume in piena. I ricordi si accavallano, ora piacevoli, ora malinconici, soprattutto quando riaffiora la figura del padre Maurizio Bonaccorsi. Fu proprio lui a far restaurare – a spese della produzione – una delle tre carrozze impiegate sul set milazzese. «Fu rimessa a nuovo dal padre dell’attuale tappezziere Vitale, don Ciccio Bubàina, la cui maestria fu talmente apprezzata che la troupe insistette non poco, ma senza successo, per convincerlo a trasferirsi a Cinecittà. Era un artigiano molto esperto, carrozze e finimenti erano una delle sue specialità. Mia madre (la Sig.ra Maria Mina, figlia dell’eroico Luigi Rizzo, ndr) ricorda che parte delle tappezzerie e dei tendaggi impiegati negli interni furono condotti a Villa Paradiso dal direttore di produzione Alessandro Von Norman, riadattando quel che restava dei materiali di scena del Gattopardo di Visconti: il tutto fu consegnato a Ciccio Vitale, che per l’occasione adibì a sartoria, assieme alla moglie, una nostra casetta colonica adiacente la villa. La maestria di Ciccio Vitale non passò inosservata né allo scenografo, né a Rotunno, tanto che Von Norman sussurrò a mio padre: “è di una bravura incredibile… lo porteremmo a Roma, se solo accettasse…”. Mi addolora la recentissima notizia della scomparsa di Peppino Rotunno: univa a bravura e talento una modestia ed un’affabilità fuori dal comune, un gran signore benvoluto da tutta la troupe. Da qualche parte conservo ancora le diapositive di scena che fece pervenire a mio padre dopo la conclusione del set».

 

Le carrozze dei Bonaccorsi impiegate sul set

Ma torniamo alle carrozze: «quella che si vede giungere nel retro di Villa Paradiso al min. 26:50 veniva trainata da un solo cavallo, su di essa venne immortalato mio padre in una foto del 1932», racconta l’ing. Bonaccorsi, che aggiunge: «solo due delle tre carrozze in scena erano nostre: una terza, che fungeva da condotta per carcerati con tanto di stemma sabaudo, fu approntata in un sol giorno riadattando un carretto da quattro soldi. La scena della carrozza che giunge col marito di donna Rosa-Katharine Ross (ossia Renzo Montagnani) fu ripetuta più volte, in quanto il cocchiere, l’attore Paolo Bonacelli,  non riusciva a fermare il cavallo nel punto prestabilito, uscendo fuori dall’inquadratura. I cavalli impiegati per il traino furono messi a disposizione dalla ditta Gentile di Milazzo».

 

La natura di Capo Milazzo tra le numerose comparse dello sceneggiato

Le riprese in esterni furono ambientate non solo a Villa Paradiso, dove ancora facevano bella mostra le rigogliose palme Phoenix messe a dimora dall’antenato-sindaco Gioacchino Bonaccorsi nel 1899 e distrutte circa dieci anni fa dal punteruolo rosso, ma anche nella Baronia Lucifero, in cui ebbe luogo l’omicidio di Don Antonio Mastrangelo-Renzo Montagnani ed in seguito quello del suo campiere Nino Sciallacca-Tony Lo Bianco, ed a Villa Cumbo, attigua alla stessa Villa Paradiso: «nel giardino antistante  il fabbricato vi è una pineta, abbattuta pochi anni or sono perché colpita da un fungo. Lo spettacolo è comunque assicurato da un ficus magnolioide messo a dimora alla nascita di mia nonna Alcmena Cumbo, ossia  il 15 dicembre 1885. Il ficus è sicuramente il più antico di Milazzo ed è stato ripreso in alcune sequenze dello sceneggiato. Ad una delle scene del ficus io assistetti dietro la telecamera. Ricordo che fu ripetuta ben tre volte, anche perché l’asina del carretto si rifiutava di partire.  Durante il doppio sparo fatto con lupara a salve da un tecnico delle armi del cast, un addetto alla movimentazione della telecamera sulle rotaie esclamò inviperito “ …’e daje co stà lupara, m’hai bruciato er pantalone, mortacci tua….”. Scoppiarono tutti in una fragorosa risata».

E proprio negli esterni di Villa Cumbo venne girata la scena iniziale dell’episodio, con l’assassinio di un uomo al mercato delle arance. Vi si scorgono diverse comparse milazzesi: le quindicenni Mariuccia Schiavone e Maria Pensabene, oggi nota per la sua boutique di via Giacomo Medici. Ed ancora un giovanissimo diacono Antonino Catanzaro, che interpreta un venditore di arance. Il compianto Nino Caragliano in arte “Cilindro” è invece uno dei diversi elementi disposti in fila con le spalle al muro ed interrogati dai Carabinieri subito dopo il suddetto assassinio. Ma tante altre furono le comparse milazzesi, alcune presenti nelle scene girate in interni ed esterni al Castello, sia in questo quinto episodio  – scena del manicomio girata nella corte del Mastio (min. 05:50), dove figura anche il compianto Vincenzo Messina – che nel primo, ambientato alla metà del Cinquecento. Ma su questo torneremo in un’altra occasione.


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