Ad imperitura memoria di Norma Cossetto

Norma Cossetto: un'eroina spesso dimenticata per volontà dei negazionisti rossi. Oggi si ricorda l'anniversario della sua morte avvenuta tra il 4 e il 5 ottobre 1943.

Norma Cossetto

Chi era Norma Cossetto?

La storiografia contemporanea si è sempre soffermata su un’unica tragedia in particolare avvenuta durante il periodo del secondo conflitto mondiale: l’Olocausto. Non si è discusso però, con la stessa risolutezza, delle stragi titine e delle Foibe. Dunque appare quasi scontato che in molti non conoscano la storia di Norma Cossetto.

Norma era una studentessa universitaria istriana, la quale è stata torturata, violentata e gettata in una foiba. Gli autori del tremendo omicidio? I partigiani di Josip Broz Tito nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943. La sua storia è emblematica dei drammi e delle sofferenze delle donne dell’Istria e della Venezia Giulia negli anni tra il 1943 e il 1945.

La loro colpa? Quella di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime. I genitori di Norma, Giuseppe e Margherita, sono semplici possidenti terrieri non facoltosi, ma benestanti per gli standard dell’epoca. La ragazza dimostra subito una grande attitudine per gli studi, difatti si diploma presso il liceo classico di Gorizia col massimo dei voti.

Alla fine dell’estate del 1939 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Padova, superando brillantemente tutti gli esami. Nel frattempo riesce ad ottenere alcuni incarichi nella sua tanto amata regione istriana così da poter coronare il suo sogno di diventare un’educatrice.

I suoi contemporanei la ricordano come una ragazza dedita allo sport, molto portata per gli studi e le lingue straniere, difatti Norma sapeva parlare benissimo il francese e il tedesco. Inoltre era fidanzata con un incursore dei mezzi d’assalto della Regia Marina. Il padre, oltre ad essere un possidente terriero come testé detto, era anche il podestà di Visinada e segretario del Fascio locale.

Purtroppo sarà proprio questo fattore a giocare contro i sogni di gloria di Norma Cossetto.

Quella maledetta estate del 1943

Norma stava girando in bicicletta tra i comuni dell’Istria per raccogliere materiale per la sua tesi di laurea intitolata “L’Istria rossa“. Nello stesso periodo in cui la giovane stava lavorando per potersi laureare, la famiglia Cossetto si vede costretta a lasciare Visinada perché, all’arrivo dei partigiani titani in paese, iniziano le minacce dirette verso i vari componenti della famiglia.

Il padre Giuseppe è costretto a trasferirsi a Trieste, gli zii Giovanni ed Emanuele vengono arrestati rispettivamente il 16 e il 24 settembre e subito condotti a Pisino. Il 25 settembre un gruppo di titini irrompe in casa Cossetto e comincia a razziare ogni cosa. Il giorno successivo Norma viene prelevata da casa sua e portata nell’ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i partigiani la tormentano.

Avrebbe ottenuto la libertà soltanto “convertendosi” al Movimento Popolare di Liberazione. Al netto rifiuto, viene rinchiusa con altri parenti, conoscenti e amici nell’ex caserma della GdF a Parenzo. Nel frattempo i tedeschi avanzano verso Parenzo e uno degli ultimi autocarri che lascia la città è proprio quello dove si trovano Norma e tutti gli altri detenuti.

La situazione precipita in modo repentino. Tutte le donne vengono violentate e seviziate all’interno della scuola di Antignana. Norma, che continua a rifiutare ogni collaborazione col Movimento Popolare di Liberazione, viene portata in una stanza a parte dell’edificio e violentata da diciassette aguzzini. Dopo alcuni giorni di sevizie verrà gettata nuda nella foiba di Villa Surani, alle pendici del Monte Croce.

È la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943.

L’arrivo dei tedeschi e il ritrovamento di Norma Cossetto

Il 13 ottobre 1943 i tedeschi tornano in paese e, dopo aver catturato alcuni partigiani titini, riescono a fornire informazioni attendibili a Licia, sorella di Norma, sul destino del padre e della sorella. Il 10 dicembre 1943 i Vigili del Fuoco di Pola recuperano la salma di Norma.

La povera ragazza viene rinvenuta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate, un pezzo di legno conficcato nei genitali. La salma di Norma viene composta nella piccola cappella del cimitero di Castellerier.

Dei suoi diciassette torturatori, sei vengono arrestati e obbligati a passare l’ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del cimitero per vegliare la salma della giovane donna, prima di venire fucilati dai tedeschi il mattino seguente. Ai funerali di Norma parteciperà un grande numero di persone.

Nel dopoguerra, l’8 maggio 1949, il Rettore dell’Università di Padova, Aldo Ferrabino, su proposta di Concetto Marchesi e del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, le conferisce la laurea ad honorem, specificando che Norma è caduta per la difesa della libertà.
L’8 febbraio del 2005 l’allora Presidente della Repubblica Ciampi concede alla giovane istriana la medaglia d’oro al merito civile.

Quei tremendi rigurgiti negazionisti

24 luglio 2020, La Spezia. Riemergono con tremendo e cinico tempismo i rigurgiti negazionisti delle foibe. La Commissione toponomastica della città spezzina ha deciso di intitolare uno spazio pubblico a Norma Cossetto, ma ciò non sta bene a Rifondazione Comunista.

La federazione provinciale del partito, in un comunicato tanto lungo quanto assurdo e delirante, ha bollato la scelta come “una vergogna alla Pansa, che deve essere chiarita e contestualizzata, per comprendere cosa si cela dietro questa operazione“. “È opportuno ripassare la storia“, hanno quindi intimato i comunisti spezzini.

La storia l’abbiamo già ripassata nelle righe precedenti, ricordando chi era Norma Cossetto e cos’ha subito per mano dei titini. “L’operazione che si cela” dietro la scelta di intitolarle una via, dunque, altra non è che quella di restituire dignità alla memoria non solo di questa ragazza, ma di tutti i martiri italiani morti per mano dei macellai titini.

Norma Cossetto non è un simbolo che deve dividere. Ma una donna che rappresenta ciò che le donne hanno subito e subiscono e non dovrebbero più subire. Fa sorridere – per non piangere – che dopo più di 80 anni ci sono ancora personaggi e gruppi politici che, rappresentando a malapena sé stessi, difendono l’indifendibile.

Le Foibe sono una pagina buia della nostra nazione, mistificata per decenni dai libri di testo scolastici e oggi, a quanto pare, ancora negata.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo