22 novembre 2011, dieci anni dall’alluvione sul messinese

Oggi ricorre il decimo anniversario di quel triste giorno.

Descrizione del fenomeno – Effetto Alcantara /Agrò

L’effetto Alcantara – Agrò è un fenomeno prettamente orografico che si può verificare nel corso di forti sciroccate. Durante la stagione autunnale le decrescenti ore di luce e quindi la sempre minore radiazione solare che giunge al terreno, provoca un rapido raffreddamento delle masse d’aria sopra i poli e in genere alle alte latitudini, mentre alle latitudini più basse il surplus termico accumulato in estate deve ancora essere del tutto smaltito. L’atmosfera cerca di equilibrare il sistema creando vortici, cioè depressioni, che tendono a trasportare l’aria più fredda dalle alte latitudini alle basse e viceversa per l’aria calda. Il Mediterraneo nella stagione autunnale è ancora relativamente caldo, ciò favorisce la genesi di frequenti depressioni ogni qualvolta il flusso zonale mostra ondulazioni più pronunciate. Sull’emisfero boreale le correnti ruotano in senso antiorario intorno ad una bassa pressione, cosicché, se essa si posiziona ad ovest dell’Italia, il nostro Paese viene investito da un flusso di correnti meridionali la cui intensità dipende sostanzialmente dal gradiente termico orizzontale, cioè dalla differenza di pressione atmosferica tra la bassa pressione ad ovest e l’alta pressione ad est. Lo Scirocco proviene da sud-est e porta con sé masse d’aria calda di origine continentale dal deserto del Sahara, originariamente secche, cioè con un contenuto limitato di vapor d’acqua. Tra il deserto nord-africano e la Sicilia si frappone però il Mediterraneo, che, come detto in precedenza, è ancora relativamente caldo in autunno e costituisce un serbatoio energetico. Durante la traversata del tratto di Mare che separa la Libia dalla Sicilia, la massa d’aria continentale trasportata dallo Scirocco diviene progressivamente più umida. Adesso concentriamoci nell’area tra il messinese ionico e il catanese, in cui l’orografia ci impone di considerare il massiccio etneo, i Nebrodi e i Peloritani. L’Etna è separata dagli ultimi due da una valle, in cui scorre il famoso fiume Alcantara. Quando lo Scirocco soffia molto intensamente, l’aria umida di origine continentale e di provenienza ionica si incanala in questa valle e in parte in quella del torrente Agrò, risalendole. Dopo un po’ la valle termina e la massa d’aria è costretta a salire di quota, seguendo i pendii dei Nebrodi e dei Peloritani meridionali. Salendo di quota la massa d’aria incontra temperature via via più basse; una volta che la temperatura della massa d’aria giunge al punto di rugiada, il vapore satura e una parte del contenuto di esso condensa nelle goccioline che costituiscono le nubi. Fin qui si hanno solo i tipici annuvolamenti da sbarramento orografico che, al massimo, apportano rovesci moderati sul settore meridionale dei Peloritani. Quando però lo Scirocco è molto intenso e l’aria è molto instabile (come sovente accade sul bordo orientale di una bassa pressione), la massa d’aria continua a salire e raggiunge il livello di convezione libera, cioè la quota dalla quale la massa d’aria sale perché più calda dell’aria circostante, dando vita alla convezione, cioè al processo che sta alla base della creazione dei temporali. Una volta innescato il primo cumulonembo, se le condizioni termodinamiche e dinamiche rimangono immutate, non c’è nulla che può arrestare il processo. Il primo cumulonembo cresce e raggiunge la propria maturazione, spostandosi gradualmente verso nord-est sotto la spinta di correnti che nella media troposfera possono soffiare intensi da sud-ovest o da sud. In presenza di forti correnti atmosferiche, l’updraft (cioè la corrente ascendente) viene inclinato verso la direzione cui soffia il vento, cosicché le precipitazioni si riversano lontane dall’updraft, evitando di disturbarlo. Si crea così un processo a catena che determina la nascita in sequenza di numerose celle temporalesche, le quali scaricano ingenti quantità di pioggia lungo un corridoio il cui asse dipende sostanzialmente dal regime di ventilazione in quota. Di sovente i cumulonembi vengono spinti verso la costa tirrenica del messinese compresa tra Falcone e Rometta. Il settore ionico, sopravvento, riceve invece veloci ed innocui rovesci provenienti dal mare. Il fenomeno si manifesta moderatamente alcune volte l’anno, ma in qualche occasione raggiunge intensità davvero importanti, come l’11 dicembre 2008, il 10 ottobre 2015 e il 22 novembre 2011.

Breve analisi sinottica

Intorno al 20 novembre una saccatura sprofondò verso la penisola iberica il Marocco, dando vita ad una depressione sull’Algeria che nelle successive si spostò gradualmente verso nord-est. Sulla Sicilia iniziò a soffiare un forte Scirocco che raggiunse il culmine tra la sera del 21 novembre e la notte del 22 novembre. Nel corso del 21 novembre la saccatura venne “tagliata” da una rimonta dell’anticiclone delle Azzorre, il quale diede vita ad un cut-off, cioè ad una depressione completamente isolata dal flusso principale. Da quella posizione, la depressione inizio a veicolare ingenti quantità di vapor d’acqua verso il Mediterraneo centrale.

Cosa successe quel giorno tra catanese e messinese?

Durante la notte del 22 transitò sulla Sicilia il fronte caldo, costituito da nubi stratificate e qualche pioggia debole (WCB, Warm Conveyor Belt), seguito dal rinforzo del jet stream. Nel frattempo, sui Peloritani era presente lo sbarramento orografico, ma con piogge perlopiù deboli, mentre lo Scirocco soffiava con raffiche vicine o localmente superiori ai 100 km/h. Intorno alle ore 6 comparve il primo cumulonembo sulla valle dell’Alcantara, il primo di una lunga serie. Venne subito stirato verso nord-nord-est e iniziò a piovere sull’area di Novara di Sicilia, Castroreale e poi sul barcellonese e sul milazzese. La depressione si era nel frattempo fermata a nord dell’Algeria, arrestando il flusso sciroccale sulla Sicilia orientale. La stazionarietà della situazione consentì al neonato temporale di crescere e di mantenersi anche nelle ore successive. Piovve ininterrottamente per tutta la mattina, alla fine della quale i torrenti (specie il Mela e il Longano) risultavano già in piena. Purtroppo, la genesi di nuovi cumulonembi non si fermò lì e altre violente piogge a carattere di nubifragio si abbatterono sui Peloritani. I torrenti, ormai al limite, non riuscirono più a contenere l’acqua in discesa dai monti: straripò il torrente Mela, il Longano e l’Idria. Sul Longano crollò il ponte del lungomare di Calderà e acqua, fango, detriti e tronchi invasero le vie di Barcellona Pozzo di Gotto. Il torrente Mela straripò nei pressi della curva a gomito a sud-est di Merì e le acque invasero la carreggiata autostradale fino a raggiungere il porto di Milazzo attraverso le vie della piana. Nel primo pomeriggio l’autostrada era bloccata, così come tutte le vie della piana di Milazzo. A metà pomeriggio le correnti in quota variarono leggermente, disponendosi con una componente lievemente più occidentale; questo favorì il lento spostamento della struttura verso est. Intorno alle 17 non pioveva più da un po’ tra Barcellona e Milazzo, mentre cascate d’acqua cadevano ininterrotte sul crinale dei Peloritani e sulla zona di Saponara, dove da lì a poco una frana ucciderà tre persone. La struttura temporalesca si allontanò definitivamente verso nord-est in serata, liberando il messinese. A fine evento gli accumuli più ingenti furono quelli di Castroreale con 351 mm, Francavilla di Sicilia 215 mm, Antillo 195 mm, Torregrotta 188 mm, Barcellona Pozzo di Gotto 116 mm, Linguaglossa 105 mm, Milazzo 90 mm. Molto probabilmente alcune zone non abitate dei Peloritani superarono i 500 mm in poco più di 6 ore.

Ormai sappiamo in che condizioni questo fenomeno è in grado di generarsi e sappiamo prevederlo, pur nei limiti dettati dalla precisione dei modelli fisico matematici. L’effetto Alcantara-Agrò è un fenomeno tanto affascinante quanto dannoso, in futuro non è escluso che possa colpire con ancora più violenza. Non possiamo pensare di cavarcela, perché la conformazione orografica è lì, immutabile, nessuno può spostarla. L’unica “arma” che abbiamo a disposizione è la prevenzione: si deve far di tutto per rinforzare, modernizzare, costruire nuove infrastrutture per il contenimento delle acque e l’agevolazione del suo naturale deflusso. I torrenti vanno ripuliti periodicamente, così come i boschi dei per evitare gli incendi estivi, e bisogna evitare di costruire dove non è sicuro. Dobbiamo semplicemente prenderci cura del territorio e della natura che ci circonda.

 

 


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