12 ottobre 1492: Colombo scopre il Nuovo Mondo, inizia l’era moderna

All'interno degli studi storici, l'inizio dell'era moderna è tradizionalmente collocato al 12 ottobre del 1492: data della scoperta del Nuovo Mondo.

Nuovo Mondo

La rivoluzione della modernità

La percezione che il mondo “moderno“, rispetto al vecchio Medioevo, fosse caratterizzato da un gran numero di invenzioni tecniche sconosciute agli antichi si manifestò già dalla metà del XV secolo e fu rafforzata dalla comparsa della stampa che, nel XVI secolo, insieme alla bussola e alle armi da fuoco, si affermò come l’emblema dell’inizio dell’età moderna, segnato dal grande evento della “scoperta” dell’America.

Fra i molti commenti su queste innovazioni, il più celebre è quello offerto nel 1620 dal filosofo inglese Francesco Bacone nel suo trattato sul metodo scientifico Novum Organum: “[…] l’arte della stampa, la polvere da sparo, la bussola. Queste tre cose, infatti, mutarono l’assetto del mondo tutto, la prima nelle lettere, la seconda nell’arte militare, la terza nella navigazione; onde infiniti mutamenti sorsero […]“.

La scoperta del Nuovo Mondo

Il primo viaggio di Colombo attraverso “il mare Oceano” si presentava formalmente come un’ambasceria diretta all’Imperatore della Cina. Basandosi sostanzialmente su una leggenda, egli aveva convinto i re di Spagna che i khan mongoli erano molto interessati al cristianesimo e si era fatto autorizzare a prendere possesso in loro nome di tutte le isole e terre che avesse incontrato lungo il tragitto.

Ma né la spedizione del 1492, né quella più lunga del 1493-96 riuscirono realmente a dimostrare che le terre che si incontravano dall’altra parte dell’Atlantico fossero realmente prossime al Giappone e alla Cina. Nella relazione spedita nell’ottobre del 1498 per mezzo di una nave che faceva ritorno dall’isola di Haiti (Hispaniola) alla Spagna, Colombo concluse di aver trovato nuove terre, ma restò convinto di essere vicinissimo alla Cina e alle Indie, continuando a basarsi sul suo assunto geografico principale.

Il mondo non era così grande come molti sostenevano e perciò la navigazione da lui compiuta era sufficiente a portarlo di fronte alla Cina. Allo stesso tempo egli si rifaceva ai testi più disparati, dalla Bibbia agli scrittori antichi (Seneca e Plinio il Vecchio) e medievali. Colombo apre il Diario del suo primo viaggio con un “Prologo” nel quale ricorda le circostanze (l’annessione del regno di Granada e l’espulsione degli ebrei) nelle quali i sovrani di Spagna gli affidarono il compito di raggiungere “le terre dell’India“.

In questa ampia nozione geografica Colombo include anche la Cina, ovvero il “Catai“, secondo la denominazione di Marco Polo. Dal Milione e da ciò che Polo diceva sul Gran Khan Qubilay derivava ciò che Colombo credeva di conoscere del Lontano Oriente. In effetti poco dopo la metà del XIV secolo gli esigui rapporti fra l’Europa e l’impero cinese erano del tutto venuti meno; nessuno sapeva che il Gran Khan non esisteva più e che dal 1368 la dinastia mongola era stata sostituita da quella cinese dei Ming.

Colombo, dopo un periglioso viaggio con le celeberrime tre caravelle, approda il 12 ottobre 1492 sull’isola di San Salvador. Probabilmente quest’isola appartiene – oggi – all’arcipelago delle Bahamas.

Le reazioni al Nuovo Mondo: il “problema” Indios

Sin dal giorno della “scoperta dell’America” Colombo dedicò molte pagine del suo diario agli indigeni delle Bahamas e poi di Cuba e Haiti. La primissima impressione è anche quella che tornerà nelle settimane seguenti. Quegli uomini che “vanno nudi come la madre loro li partorì“, “molto ben fatti e di bellissimi corpi e di bei sembianti“, appaiono ben diversi dai “selvaggi” africani.

Esseri ingenui e miti, incapaci di far del male, “non usano armi, né le conoscono” e fanno pensare a una stirpe ancora immune dal peccato, collocata in una sorta di paradiso terrestre. Ma accanto a questo giudizio si fanno presto strada altre due considerazioni: da una parte Colombo osserva che sarà molto facile convertire gli indiani al cristianesimo, dall’altra dice che sarà ancor più facile ridurli in schiavitù.

Non molto diversa è l’impressione che riportò dai suoi viaggi Amerigo Vespucci. L’immagine del “paradiso teresto” viene da lui esplicitamente evocata, ma più in rapporto all’ambiente naturale, gli alberi, i fiori, gli uccelli colorati, che in rapporto agli esseri umani incontrati. È vero che essi vivono in una condizione naturale e di comunismo originario, ma non hanno nulla della mitezza notata da Colombo. Al contrario, sono bellicosi e crudeli.

Quel che Vespucci scrive al suo primo corrispondente viene assai enfatizzato nel testo a stampa offerto al grande pubblico sotto il titolo di Mundus novus. La nudità degli indigeni non è più segno di innocenza, ma di incredibile impudicizia. Inoltre il cannibalismo è un’usanza comunissima. Alla fine sarà il giudizio negativo ad avere il sopravvento, confortato da quel che i conquistatori del Messico riferivano sull’idolatria degli aztechi e sulla pratica dei sacrifici umani.

Gli abitanti del Nuovo mondo erano dei mostri totalmente corrotti dal diavolo. Ma l’atteggiamento della Chiesa fu tutt’altro che malevolo nei loro confronti. Nel 1537 il papa Paolo III dichiarò eretica la tesi che considerava gli indiani incapaci di intendere la parola di Dio. Carlo V cercò di impedire ai conquistatori di ridurre in schiavitù gli indiani e di regnare come dei sovrani sui territori sottomessi. In queste scelte ebbe una parte di primo piano il frate domenicano Bartolomé de Las Casas.

Viva Cristoforo Colombo!

Il Columbus Day di quest’anno, a causa del Covid, non verrà celebrato con la storica parata sulla 5th Avenue di New York. In altri cinque Stati americani e in 51 città non si terrà mai più la festa nazionale dedicata al grande navigatore italiano. L’uomo che attraversò il “Mare Tenebroso” non è più gradito. Ovunque le sue statue vengono giù come le olive durante la bacchiatura, perdono letteralmente la testa, vengono imbrattate, buttate tra le onde o gettate nelle discariche.

Tutto ciò avviene grazie alla spinta dei talebani del Black Lives Matter, i quali negli ultimi mesi hanno rimosso altre 33 statue. A Columbus, città dedicata proprio al marinaio, il monumento donato da Genova nel 1955, è stato smontato mentre a Elisabeth nel New Jersey, la municipalità ha abbattuto il genovese. “Una figura da non celebrare” per il sindaco, il quale ha innalzato al suo posto un’effige dedicata a un’oscura figura transgender.

Tutto ciò con buona pace della Farnesina, che due anni fa aveva sussurrato: “Colombo rappresenta in tutto il mondo non solo negli Stati Uniti un simbolo fondamentale della storia e dei successi italiani. La scoperta dell’America resta in ogni caso patrimonio dell’umanità, nonostante ogni dibattito volto a voler rileggere oggi eventi di tale grandezza”.
Nessuno sembra essersene accorto al di qua dell’Oceano.

 


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